MILANO – Rischia di sfumare a causa sciopero il sogno di tanti ragazzi e ragazze che aspettano con impazienza di guadagnarsi la loro patente di guida. Per domani è stato infatti indetto uno sciopero delle autoscuole, in tutta Italia, per protestare contro l’introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti.

A renderlo noto sono state le associazioni di settore Unasca e Confarca, precisando che salteranno il 50% degli esami di guida previsti per domani, svolti presso le autoscuole associate. “Esprimiamo preoccupazione – spiegano Unasca e Confarca – per il difficile recupero dell’aliquota negli ultimi 5 anni fiscali, e per la sicurezza stradale con il calo drastico delle ore di guida per l’aumento delle tariffe”.

La ragione della protesta va ricercata in una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, che a seguito di una decisione europea ha chiarito come le lezioni di scuola guida non rientrino nel novero degli insegnamenti scolastici o universitari esentati dall’Iva. Una precisazione che ha fatto scattare l’allarme: con una imposta al 22%, scatteranno i rincari per i consumatori.

Quel che ha invece impaurito le autoscuole è stato il carattere retroattivo del provvedimento. In concreto, per le associazioni si tratta di dover ricalcolare le imposte su 3,8 milioni di patenti conseguite dal 2014 e dal 2018. E il timore è che – non potendo imporre le tasse ai propri ex allievi – le autoscuole debbano provvedere di tasca propria.

A chiudere, domani, saranno le 3.500 autoscuole aderenti ad Unasca e Confarca, mentre le altre 3.500 non associate saranno aperte normalmente. Da Aosta a Siracusa, le autoscuole italiane, spiegano le due associazioni, sospenderanno le lezioni e le loro attività per protestare contro l’introduzione dell’Iva al 22% sulle patenti a partire dal 3 settembre scorso e sul recupero retroattivo dell’imposta su tutti corsi per le patenti già effettuati sino al 2014.

“Il cambio di regime fiscale sulle attività formative – ricordano le due associazioni – è stato deciso dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 79 del 2 settembre scorso. Il Fisco ha infatti recepito la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 marzo di quest’anno che nega che l’insegnamento delle autoscuole abbia gli stessi requisiti di scuole o università e che, perciò, debba essere sottoposto all’imponibilità Iva, chiedendo però un’integrazione delle dichiarazioni dei redditi sulle ultime cinque annualità fiscali aperte. L’esenzione Iva – fanno notare – era in vigore dal 1972”.

Unasca e Confarca puntano il dito sulla “difficile, se non impossibile, azione di recupero dell’aliquota Iva sugli ex allievi che hanno pagato quanto pattuito secondo i listini degli anni scorsi quando vigeva per legge l’esenzione”; in secondo luogo “sulle conseguenze sulla sicurezza stradale con il calo drastico delle ore di guida degli allievi nel rapporto tra budget previsto e aumento delle tariffe delle autoscuole”.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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