E VENNE il giorno. Non è certo uno scenario da Skynet di Terminator, né uno preso dalla copiosa fantascienza in cui le macchine sostituiscono gli umani. Ma è il giorno in cui, con un tweet di Dave Clark, vicepresidente per le operazioni, il colosso di Seattle introduce i lavoratori automatici. Il tweet dice così: “Forse un titolo diverso sarebbe stato meglio… Amazon sta introducendo tecnologie per ridurre gli imballaggi e utilizzare meno cartone. Ma il lavoro degli umani di oggi e del futuro sarà sempre la nostra prima preoccupazione”. Il riferimento è all’esclusiva con cui l’agenzia di stampa Reuters lancia la notiza collegata al tweet: Amazon ora ha un sistema automatizzato per gestire l’imballaggio degli ordini dei clienti, e mandarli in spedizione. Detto in breve: robot che fanno un lavoro di logistica, finora assegnato agli esseri umani. Certo il tweet si premura di far presente che l’obbiettivo del colosso di Seattle è favorire l’occupazione presente e futura. Ma certamente questo è il primo vero passo verso l’epoca della grande distribuzione automatizzata. E non ci vuole fantasia per immaginare cosa probabilmente vedremo nei prossimi dieci anni: robot che producono beni di consumo, robot che li impacchettano, veicoli a guida automatica che li portano ai centri di smistamento e magari anche droni che li consegnano. Mentre Jeff Bezos va sulla Luna, e beato lui che può, cavalcando questa ondata tecnologica ed economica.

Amazon insomma entra nell’inevitabile futuro, quello quasi cinematografico, ed è facile vedersi davanti Blade Runner. La realtà è però come sempre diversa e anche più complessa – e comunque in gran parte ancora da scrivere. Il colosso di Seattle ha anche annunciato un programma di esodo incentivato per i dipendenti della logistica, 10mila dollari per andare via e iniziare una attività in proprio, una startup che però si occupi di consegna di beni e prodotti. Dai magazzini al delivery insomma. Contestualmente però la società di Bezos punta all’installazione di due linee di robot logistici in ogni magazzino, come rivela la Reuters. Come funzionano i robot? Secondo il caro vecchio concept fordista della catena di montaggio. C’è un nastro trasportatore su cui scorrono le merci, i robot le scansionano, identificano forma e dimensioni e costruiscono un imballaggio su misura, per ottimizzare anche in questo senso. E’ un lavoro che – con meno precisione e risparmio – oggi fanno almeno 24 operatori umani, per un totale di oltre 1300 esuberti nei magazzini sparsi per gli Stati Uniti. Amazon si aspetta di recuperare i costi in meno di due anni, con un calcolo di costi di un milione di dollari per robot più le spese operative, racconta Reuters. E i robot sono italiani: li produce la Cmc di Città di Castello (Perugia), azienda all’avanguardia del settore con il sistema Cartonwrap e – la sorte sa essere ferocemente ironica – ubicata fisicamente in via Carlo Marx.
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Il processo di automazione logistica, nonostante il già alto livello, è appena all’inizio. La stragrande maggioranza dei lavori che si fanno nei magazzini necessita degli esseri umani, certo viene da chiedersi chissà per quanto. Ma l’azienda comunque si espone perché introducendo più automazione, inevitabilmente sottrae spazio ai lavoratori umani.  La base di dipendenti Amazon è cresciuta fino a diventare una delle più grandi negli Stati Uniti, Bezos ha aperto nuovi impianti e aumentato i salari per attrarre personale. Stando al tweet di Clark, Amazon ha nelle sue priorità lo sviluppo del lavoro tradizionale, ed effettivamente le attività del gigante tecnologico sono tante: l’eccomerce è solo una, e nemmeno quella più remunerativa. Di certo c’è il ruolo dei robot per ora è confinato a mansioni a bassa richiesta di esperienza e di skill, e che lo stesso sviluppo delle tecnologie di automazione porteranno alla creazione di lavoro in molti ambiti, dall’ingegneria alla progettazione al design, fino alla fabbricazione. E infatti Amazon specifica: “Prevediamo che i risparmi dovuti all’efficienza saranno reinvestiti in nuovi servizi per i clienti, in cui continueranno a essere creati nuovi posti di lavoro”. L’impegno dell’azienda è anche formare i dipendenti della logistica per mansioni più complesse. Intanto i Cartonwrap possono gestire fino a 700 scatole all’ora, circa cinque volte la velocità di un imballatore umano, secondo quanto riferisce Reuters. Le macchine richiedono l’intervento di tre addetti: uno che carica gli ordini dei clienti, un altro che raccoglie il cartone e la colla necessari, e un tecnico per intervenire in caso di guasti o blocchi del processo.

Il progresso dell’automazione aziendale va quindi, almeno nelle intenzioni, verso la formazione di un nuovo scenario, in cui agli umani saranno richieste mansioni a specializzazione sempre più alta e dalla formazione complessa, mentre le macchine svolgeranno i lavori più alienanti e con scarse o nulle possibilità di crescita. Ma come sarà davvero il futuro del lavoro non lo sa nessuno, forse nemmeno Amazon. E per capirci qualcosa – e come questo qualcosa impatterà sulla società in cui vivremo – Amazon ha deciso di passare da qui, partendo da Seattle, passando per Perugia diretti verso un’idea di possibile futuro in cui umani e macchine non si faranno la guerra.


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