Il cigno è il simbolo dell’impresa che in quasi duecento anni ne ha fatte di tutti i colori. Si chiama Boero, è leader in Italia nella fabbricazione di smalti e vernici e nasce a Genova nel 1831, in via San Nazaro. Bartolomeo, il capostipite, con due operai, un carro e un cavallo, produce biacca in polvere, un pigmento bianco a base di carbonato di piombo, che impastato con olio di noce diventa materiale per pittura. Più tardi, riconosciuto come sostanza tossica, verrà sostituito dal bianco di zinco.

Il colorificio, sempre in crescita, cambierà sede ogni cinquant’anni per esigenze di spazio, di grandi potenziamenti e di logistica, dalle colline sopra Genova fino al basso Piemonte, oltre Appennino, a Rivalta Scrivia, nel comune di Tortona, dove si trova oggi. Anni durante i quali si succederanno alla guida dell’azienda quattro generazioni di Boero. L’ultimo trasloco che Federico Mario e il fratello Bartolomeo ‘Gigi’ non vollero fare per il senso di profonda integrazione verso la città, è toccato a lei, nove anni fa, in un grande e moderno stabilimento su un’area di centomila metri quadrati di cui ventimila coperti. Andreina, classe 1944, unica figlia di Federico, all’indomani della sua scomparsa ha preso le redini dell’azienda nel ruolo di presidente.

“Seguivo mio padre nell’attività dal 1982, ma era un coinvolgimento relativo. La vera responsabilità è arrivata nel 1991 quando lui è mancato. Aveva 80 anni ma era giovanissimo nella testa. Lo vedevo come immortale. A quel punto si è trattato di scegliere: passare la mano o continuare”. Ha prevalso l’attaccamento all’azienda. “Ho detto proviamo. Ero abbastanza spaventata e impreparata. Sono passati ventisette anni. I primi tempi mi sentivo come una che finisce nell’acqua e deve cercare di nuotare per stare a galla, poi a galla ci resta. Arrivavo a casa la sera, sparpagliavo le carte e cercavo di capire. La mia fortuna è stata avere accanto un gruppo di dirigenti giovani e validi, persone su cui contare”.

L’amministratore delegato era l’ex marito Riccardo Cavalleroni, padre di sua figlia Cristina. Ma Federico Boero aveva a Genova anche molti amici tra gli imprenditori che l’hanno aiutata a farsi le ossa dispensando consigli a piene mani. “Paradossalmente il fatto di essere una donna è stato un vantaggio; in certe situazioni gli uomini usano il senso di protezione per affermare la loro superiorità. Se devono sgomitare no, ma quando i ruoli sono diversi, ti facilitano la vita”.

Un gruppo con otto marchi tra cui Boero, Attiva, Brignola e Rover, specialisti nella casa e l’edilizia, interni e esterni; nella nautica, barchette, gozzi e maxi yacht; nel navale, bastimenti e cargo con i più prestigiosi cantieri italiani. Tre unità operative: Rivalta Scrivia, Pozzolo Formigaro e Aprilia, trecento addetti e 83 milioni di euro fatturati per il 2018, con cinque mila clienti distribuiti in 46 paesi nel mondo. Nel 1982 l’azienda si era quotata in Borsa per programmare lo sviluppo. “A quell’epoca sembrava opportuno per finanziare eventuali operazioni che peraltro abbiamo realizzato ma con capitali propri. In realtà non abbiamo mai fatto ricorso ai finanziamenti della Borsa, l’anno scorso poi ci siamo delistati, avevamo pochi azionisti”.

Nata a Rapallo, dove era sfollata la famiglia, e cresciuta a Genova, ad Albaro, Andreina Boero, dopo gli studi classici e un pezzo di università alla facoltà di Economia e Commercio, che nel 2004 le assegnerà la laurea ad honorem, si è sposata e quasi subito è nata Cristina, nominata nel 2010 vice presidente del Gruppo con responsabilità di marketing e di comunicazione. “Anche lei figlia unica, ahimè, e con un destino molto simile al mio; in compenso però mi ha dato tre nipoti maschi, di cui due gemelli”. E ha anche una sua personale attività, dipinge quadri con colori tutti made in famiglia.

L’ufficio della presidente è a Palazzo Boero, edificio storico in via Giuseppe Macaggi, nel centro di Genova, con stucchi dipinti, costruito dal suo bisnonno nel 1929, che per il progetto chiamò l’architetto più in voga dell’epoca, Angelo Crippa. “La mia stanza l’ho fatta dipingere color rosso pompeiano otto anni fa e non me ne stufo. Ora vanno molto gli accostamenti tra parti chiare e altre più forti a contrasto. Ho scelto la nostra linea di colori contemporanei e legati bene tra loro”.

Venti milioni del fatturato provengono dal comparto navale, la pittura per le navi, con la Boat spa, che ha sede a Genova, controllata dal 2015 dal gruppo giapponese Cmp, Chugoku Marine Paint, con una partecipazione della società genovese del 30 per cento. Nello yachting, Boero registra una tenuta nonostante la crisi. “È un settore del lusso che tira anche in questo momento di difficoltà per l’economia, perché evidentemente ci sono ricchezze nel mondo che non immaginiamo. Una barca di 50 metri è considerata piccola per certe persone, e il made in Italy è fondamentale. Noi siamo leader mondiali, lavoriamo con i più prestigiosi cantieri italiani. L’anno scorso abbiamo sponsorizzato Maserati, la barca di Giovanni Soldini, con un antivegetativo particolare per questo scafo che ha fatto il giro del mondo”.

Il tre per cento dei ricavi va alla divisione Ricerca e sviluppo con l’obiettivo di una sempre maggiore sostenibilità ambientale di smalti e vernici. “In Italia vigono norme stringenti. Ma noi Boero abbiamo cominciato a parlare di ecologia 30 anni fa, con lo smalto all’acqua, eliminando tutte le parti tossiche, con la linea paint natural per la casa, che sono vernici compatibili, prodotti ipoallergenici per le camere dei bambini, un’altra pittura con rivestimento fotocatalitico per gli esterni che con la luce del sole assorbe lo sporco. Il prossimo anno tutti i nostri prodotti saranno formaldeide free”.

La tendenza è mondiale. Con l’Istituto italiano di tecnologia e ricerca di Genova c’è un contratto di licenza esclusiva per lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti vernicianti ecosostenibili per interni, che incorporano microparticelle di bioplastica derivanti da scarti di frutta e verdura. A sostituire i pigmenti sono elementi naturali come l’amido di mais, il cacao, le bucce d’arancia. Tutto questo non è ancora industrializzato. Il tema riguarda anche gli yacht e l’antivegetativo che serve per non far attaccare alla carena organismi marini come alghe, limo, cozze, e deve essere sempre meno inquinante. Con l’università di Genova è stato messo a punto un ciclo all’acqua, un vantaggio anche per chi il prodotto lo deve applicare. Le novità appena pronte vengono vendute all’estero.

“La nostra espansione internazionale è cominciata da poco, ma c’è già tanta carne al fuoco. Siamo arrivati in Iraq, un paese strano, come il primo colorificio, partecipiamo alla ricostruzione, abbiamo tre rivenditori e ordini per due torri di 35 piani; altri obiettivi raggiunti sono Cina e Emirati arabi, Europa e Romania. Lavoriamo a Cuba nel mercato degli alberghi, grazie agli ottimi rapporti con la ministra dell’Economia e stiamo entrando nelle opere per i festeggiamenti dei 500 anni della fondazione dell’isola caraibica”.

Andreina Boero non ha una ‘giornata tipo’: “In fabbrica vorrei andarci di più, vicino allo stabilimento abbiamo anche i laboratori, mi piace vedere la produzione. Per raggiungere l’ufficio solitamente faccio una deviazione dal mercato orientale, uno dei più grandi e belli d’Italia, con una fantastica offerta di frutta e verdura. Per l’ordinario si recita a soggetto. Il mio divertimento è, quando posso, andare a trovare i clienti. Ne abbiamo più di cinquemila, molti affezionatissimi alla nostra azienda. Andare in giro per clienti è un modo per visitare certi posti d’Italia. Conoscevano mio padre da molti anni, con loro permangono rapporti di amicizia. Mi piace la visita inaspettata, il rapporto diretto e non mediato da nessuno, aprono il libro e se talvolta mi dicono che qualcosa non va mi dispiace. In genere però sono molto soddisfatti. Nel Sud ad esempio siamo fortissimi perché abbiamo cominciato con i ferramenta, quei magazzini che vendevano un po’ di tutto. Le nostre origini sono lì. La leggenda dice che siamo arrivati in Sicilia prima di Garibaldi.”

La presidenza di Andreina Boero è stata scandita da numerose acquisizioni di aziende a partire dalla Naviland in Francia, finalizzata a rafforzare la sua presenza sul mercato francese nella nautica da diporto. “Ciò che più amo in questo momento, sono i prodotti particolari, i decorativi, la gente si stufa di avere dei muri piatti. Cerca vernici che rappresentino certi effetti tipo il metallico cangiante, alcuni già molto usati, come le decorazioni per le discoteche, che richiedono qualcosa di eclatante. Ora abbiamo messo a punto colori decorativi molto raffinati, in Italia non li abbiano ancora lanciati ma in Cina hanno già avuto successo. Sono pitture che richiedono una certa preparazione e manodopera specializzata. La cosa che mi piace di più è un colore indovinato sul muro, dalla bella consistenza, e soprattutto accostare le tinte. Producono un cambiamento unico”.

Sulle scelte del marketing, “se me lo chiedono dico la mia. C’è quello che bisogna fare e quello che è meglio di no; ho una linea di tinte bellissime in attesa di essere proposta”. Dopo anni di prevalenza maschile, al vertice della Boero predominano le donne. “Per fortuna ce ne sono tante: devo dire la verità, anche se può sembrare un discorso di parte, hanno una marcia in più, siamo abituate da sempre a fare tutto. I nostri posti chiave sono occupati da manager arrivate ragazze e cresciute qui dentro. Anche se in certi ruoli probabilmente sono più adatti gli uomini. La responsabilità del settore yachting invece per esempio è donna. Mio padre diceva che se avessi imparato tutto, avrei imparato molto. Era convinto che bisogna essere sempre obiettivi, cercava ogni volta punti di accordo. Ha fatto lo scrittore, il politico, lo studioso. Era una persona equilibrata. Spero di aver preso qualcosa da lui. Mia madre Maria Cristina era fantastica, è scomparsa dieci anni fa. Ha fatto in tempo a vedere i nipoti. Sempre al fianco di mio padre, gli ha permesso di vivere una vita piena di interessi. Erano persone molto aperte, ospitali, per la nostra casa passava di tutto, lui era circondato da femmine”.

La crisi non ha lasciato indenne il gruppo genovese. “Accidenti se l’abbiamo sentita,  ci ha picchiato addosso: l’edilizia si è fermata, il mercato si è orientato su prodotti di costi minori. E ancora non se ne vede la fine. Abbiamo cercato di fare investimenti di marketing, riposizionato i nostri marchi, cambiato la rete di vendita per essere più vicini ai clienti. Quando tutto va male bisogna essere meglio degli altri, e la sensazione è che i risultati si vedono. Sono anni che ci occupiamo di riqualificare attraverso i colori i centri storici, con le sovrintendenze abbiamo elaborato piani colore per Capri, Positano, le Cinque terre. Ci rendiamo conto dello scempio che è stato consumato”.

Andreina Boero si vedrebbe in altri panni? “A questo punto, amo quello che faccio; a dir la verità di idee ne ho tante, ma vale la pena che i propri sogni diventino quello che tu fai, il lavoro è meglio farselo piacere”.
 



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