MILANO – Dopo Google, anche Apple, Facebook e Amazon finiscono sotto accusa da parte delle autorità americane. La conseguenza immediata è il crollo dei titoli a Wall Street, mentre il mercato si interroga se le iniziative siano da considerarsi come il primo passo verso un ridimensionamento dei giganti tecnologici e l’inizio di procedure che potrebbero portare a scorpori dei vari rami di attività. Come è prevedibile, la caduta dei colossi dell’hi-tech ha conseguenze pesanti anche per il Nasdaq, la borsa dei titoli tecnologici di Wall Street protagonista di una seduta negativa, scesa fino a perdere l’1,5 per cento. Solo un mese fa, il 3 maggio, il Nasdaq aveva toccato il suo massimo storico e da allora ha avuto un calo di oltre dieci punti percentuali.

Alphabet, controllante di Google, è arrivata a perdere fino al 6,5%, sulla scia delle indiscrezioni pubblicate venerdì scorso dal Wall Street Journal, secondo cui l’Antitrust Usa avrebbe aperto una inchiesta sulla società che gestisce il leader dei motori di ricerca. Amazon, invece, potrebbe essere oggetto di un’inchiesta della Federal Trade Commission american. Lo stesso ente che si è aggiudicato il diritto di iniziare una potenziale inchiesta su Facebook per capire se il social network abbia messo in atto pratiche monopolistiche. Amazon e Facebook sono arrivati a perdere rispettivamente fino al 3,2 e il 7,3%. L’ultima indiscrezione in ordine di tempo riguarda Apple, in serata il titolo ha cominciato a sua volta a perdere quota al Nasdaq perché si sono diffuse veoci per cui anche la società di Cupertino sarebbe sotto indagine dell’Antitrust.

Google, la Ue non è più sola. L’Indiscrezione del Wall Street Journal sulla possibilità che Google finisca sotto inchiesta è quanto mai credibile visto che a Washington si è aperto da tempo il dibattito sulla dimensione dei grandi gruppi tecnologici e sulla necessita’ di scorporarli. A volere uno “spezzatino” è, tra gli altri, Elizabeth Warren, la senatrice democratica candidata alle presidenziali del 2020 che si è già espressa in questo senso. Anche Donald Trump, il presidente repubblicano, ha spesso criticato Google, per quanto per motivi non strettamente economici:  Trump sostiene che la controllata YouTube (così come Twitter) favorisce i democratici rispetto ai repubblicani. La giustizia Usa sembra voler indagare anche sulle attività di ricerca online, soprattutto in quei mercati dove Google domina, incluso quello della pubblicità, secondo quanto pubblicato dal WSJ.
Finora era stata soprattutto la Commissione Ue ad aprire procedimenti nei confronti di Alphabet. Nel 2018 la Commissione ha multato Google per 5,1 miliardi di dollari per le sue pratiche legate al sistema operativo Android. Un anno prima la multa fu di 2,7 miliardi per come venivano mostrati agli utenti i risultati di ricerca legati allo shopping. Nel marzo scorso, infine, la Ue ha ordinato a Google di pagare 1,7 miliardi a causa di pratiche pubblicitarie considerate anticoncorrenziali.

Facebook, pratiche monopolistiche. La Federal Trade Commission statunitense si è aggiudicata il diritto di iniziare una potenziale inchiesta su Facebook per capire se il social network abbia a suo volta attuato pratiche monopolistiche. La Ftc sta già indagando su Facebook per violazioni sospette della privacy legate allo scandalo Cambridge Analytica, caso che potrebbero costare al gruppo di Mark Zuckerberg fino a 5 miliardi di dollari.

Amazon, accuse di mancata competizione. Il colosso del commercio on line è stato criticato perché limiterebbe la competizione a quei rivenditori terzi che usano la piattaforma per offire i loro prodotti. Il gruppo guidato da Jeff Bezos ha sempre sostenuto, ovviamente, di non essere un monopolio: ha cercato di dimostrarlo spiegando che Walmart e altre aziende rappresentano una parte considerevole del mercato in cui si muove anche Amazon. In effetti, una battaglia tra piattaforme è in corso: Amazon ha appena annunciato la disponibilità di oltre 10 milioni di prodotti per la consegna gratuita entro un giorno dall’ordine per i membri americani del servizio Prime. Sarebbe la risposta all’annuncio di tre settimane fa da parte di Walmart, che offre consegne gratuite in 24 ore per circa 200 mila prodotti in alcune grandi città.

Apple, indagine antitrust.

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