APPLE si scusa e interrompe ufficialmente il programma di ascolto e valutazione delle risposte di Siri. Almeno per il momento. Lo fa con un documento in cui annuncia che quel lavoro di “grading”, cioè di monitoraggio della qualità Siri, riprenderà in autunno. Ma con regole piuttosto irrobustite. Primo: gli utenti dei dispositivi della Mela potranno scegliere se acconsentire all’analisi delle loro conversazioni, in un meccanismo di “opt-in” piuttosto che di “opt-out”. Cioè di partecipazione volontaria invece che automatica e, magari, inconsapevole. Di base, Cupertino conserverà per sei mesi solo le trascrizioni degli scambi in cui domandiamo che tempo farà o come si cucina l’uovo in camicia. Attenzione: stiamo parlando di una piccola fetta dei miliardi di comandi vocali che ogni giorno rivolgiamo all’assistente virtuale via iPhone, Apple Watch, iPad e Mac. “Circa lo 0,2%” ha assicurato il colosso.
 
Secondo, a occuparsi dell’analisi saranno solo dipendenti diretti di Apple e non più risorse legate a società appaltatrici. Fra l’altro, dopo lo scandalo ne è esploso un altro visto che dall’inizio del mese il gruppo guidato da Tim Cook, decidendo di sospendere il programma, ha conseguentemente interrotto i rapporti con diverse società terze. Che a loro volta hanno lasciato a casa centinaia di persone: “Sappiamo che i clienti si sono preoccupati per i recenti report di persone che ascoltavano registrazioni audio Siri come parte del nostro processo di valutazione della qualità che chiamiamo “grading” – si legge in un post di scuse e aggiornamento – abbiamo ascoltato le loro preoccupazioni, sospeso immediatamente il controllo umano delle richieste di Siri e iniziato una revisione approfondita delle nostre pratiche e politiche in merito. Di conseguenza, abbiamo deciso di apportare alcune modifiche a Siri”. Nel frattempo, un sacco di gente è rimasta senza lavoro in diversi uffici nel mondo.
 
Oltre a quanto già spiegato, e oltre a riconoscere di “non essere stati pienamente all’altezza dei nostri alti ideali” e a scusarsi, Apple ripartirà dopo il lancio delle rinnovate versioni dei sistemi operativi per iPhone e gli altri gadget in corrispondenza con la presentazione, il prossimo 10 settembre, dei nuovi telefoni e di altri dispositivi nell’usuale evento in cui viene presentata la nuova famiglia di prodotti. “Innanzitutto non conserveremo più le registrazioni audio delle interazioni Siri in modo predefinito. Continueremo a utilizzare le trascrizioni generate al computer per aiutare Siri a migliorarsi – si legge – poi gli utenti potranno scegliere di aiutare Siri a migliorare imparando dai campioni audio delle loro richieste. Speriamo che molte persone scelgano di aiutare Siri in questo senso, sapendo che Apple rispetta i loro dati e dispone di solidi controlli sulla privacy. Coloro che scelgono di partecipare potranno annullare l’iscrizione in qualsiasi momento”. Insomma, i frammenti dei nostri colloqui con Siri saranno disponibili solo se lo autorizzeremo esplicitamente.
 
Non solo: “Quando i clienti accettano, solo i dipendenti Apple potranno ascoltare campioni audio delle interazioni Siri. Il nostro team lavorerà per eliminare qualsiasi registrazione che è stata determinata come un trigger involontario di Siri”. Infine una rassicurazione più generale: “Apple si impegna a mettere il cliente al centro di tutto ciò che facciamo, inclusa la protezione della sua privacy. Abbiamo creato Siri per aiutarli a fare le cose più velocemente e più facilmente, senza compromettere il tuo diritto alla privacy. Siamo grati ai nostri utenti per la loro passione per Siri e per averci spinto a migliorare costantemente”.
 
Alla fine di luglio un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian aveva portato alla luce la scivolosa pratica di “grading”. In realtà tutte le piattaforme campionano e analizzano in modo anonimo le prestazioni dei propri assistenti per capire dove sbaglino, dove e come debbano migliorare, quali siano i punti deboli. Oppure se l’assistente di turno si sia attivato per errore. Lo spiega la stessa Apple nella lunga nota in cui dettaglia anche il funzionamento del programma: “Siri si affida anche ai dati delle tue interazioni con l’assistente. Ciò include l’audio della tua richiesta e una sua trascrizione generata da computer. A volte Apple utilizza la registrazione audio di una richiesta, nonché la sua trascrizione, in un processo di apprendimento automatico che “allena” Siri a migliorarsi”. Un processo che riguardava appunto solo lo 0,2% di tutte le richieste rivolte all’assistente. Per quanto Siri uilizzi un identificatore casuale per tracciare i dati durante l’elaborazione, senza dunque legarli all’identità tramite l’ID Apple o il numero di telefono, le clip audio finivano tuttavia nelle orecchie di centinaia di operatori spesso in grado, magari per via di informazioni contenute negli stessi scambi o nelle richieste, di risalire anche all’identità degli utenti.
 
Il punto, come sempre, è che questa operazione avrebbe dovuto essere più chiara e soprattutto autorizzata dagli utenti. Così non era ma dal prossimo autunno la policy sarà dunque migliorata e resa più sicura.

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Carlo Verdelli
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