MILANOI – Se il suo valore di mercato fosse la ricchezza di un Paese, siederebbe comodamente al tavolo delle maggiori potenze fianco a fianco di Canada e Russia. Il colosso saudita degli idrocarburi Aramco ha fissato la sua quotazione, da record, per lo sbarco in Borsa a 1.700 miliardi di dollari. Meno dell’obiettivo del principe ereditario Mohammed bin Salman, inizialmente fissato a 2 trilioni, ma ancora in grado di farla classificare come la più grande Ipo del mondo.

Aramco ha dichiarato che venderà l’1,5 percento dell’azienda in un’offerta pubblica del valore di 24-25,6 miliardi di dollari, ridimensionando il piano originale dell’Arabia Saudita per vendere fino al cinque percento dell’azienda. “La dimensione dell’offerta di base sarà dell’1,5 percento delle azioni in circolazione della società”, ha spiegato il colosso dell’energia statale, che inizia a prendere offerte dagli investitori in una fascia di prezzo di 30-32 riyal sauditi per azione (8-8,5 dollari). L’operazione, pietra angolare dell’ambizioso piano del principe Mohammed per diversificare un’economia basata solo sul petrolio, se valutata nella fascia alta della gamma potrebbe eclissare quella di Alibaba (25 miliardi di dollari nel 2014) per diventare la più grande operazione di sbarco sul mercato del mondo.

Il lancio è stato frenato da ritardi, da quando l’idea è stata annunciata per la prima volta nel 2016. “La prima impressione è che il prezzo sia un ragionevole compromesso e che venderà”, ha dichiarato su Twitter Tarek Fadlallah, amministratore delegato dell’unità mediorientale di Nomura Asset Management.

L’Arabia Saudita sta facendo di tutto per garantire il successo dell’operazione. “Se distribuiti efficacemente, i fondi raccolti potrebbero essere utilizzati per sostenere la crescita economica a più lungo termine del Paese”, ha commentato l’S&P Global Ratings. “Comprendiamo che la maggior parte dei fondi raccolti andrà al governo o al fondo di investimento pubblico”.

Il governo avrebbe spinto le famiglie e le istituzioni saudite facoltose a investire, e molti nazionalisti lo considerano un dovere patriottico. Tra quelli che stanno considerando un investimento considerevole c’è il Principe Al-Waleed bin Talal, magnate miliardario. La scorsa settimana il religioso Abdullah al-Mutlaq ha cercato di raccogliere sostegno tra i sauditi ordinari, spiegando in un programma televisivo locale che investire è ammesso nell’Islam e che probabilmente anche studiosi religiosi avrebbero partecipato.

Molti sauditi stanno cercando prestatori e stanno vendendo beni personali per raccogliere fondi da investire nella vendita delle azioni. Lo scorso anno Aramco ha registrato un utile netto di 111,1 miliardi di dollari. Nei primi nove mesi di quest’anno, l’utile netto è sceso del 18 percento rispetto al corrispondente periodo del 2018, a 68,2 miliardi.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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