ROMA – Accolti il 77,3% dei ricorsi: l’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob nel 2018 ha rigettato solo il 22,7% delle richieste dei risparmiatori che avevano contestato il comportamento di banche o altri operatori finanziari. I dati emergono dal Rapporto Annuale presentato stamane dal presidente dell’ACF, Gianpaolo E. Barbuzzi. Sono stati presentati 1824 ricorsi, e assunte 1071 decisioni. La durata media di un procedimento è di 286 giorni, e sono stati riconosciuti risarcimenti per poco più di 33,5 milioni di euro, che corrispondono al 76,8% di quanto richiesto dai ricorrenti.

Risultati che fanno dire a molte delle associazioni dei risparmiatori che attendono da tempo il decreto attuativo della legge di Bilancio per lo sblocco del Fir, il Fondo di ristoro dei risparmiatori, che può contare su risorse per un miliardo e mezzo di euro, attinte dai “conti dormienti”, che è stato un grosso errore escludere l’Arbitrato Consob nell’assegnazione dei risarcimenti. Se le richieste al Fir fossero passate dalla Consob, come si prevedeva nella prima stesura della norma, il decreto sarebbe stato emanato nei tempi previsti dalla legge, perché sarebbe stato in linea con la normativa europea. L’attuale decreto, che invece prevede un risarcimento senza arbitrato, è invece oggetto di una delicata trattativa con la Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager: nessuna intenzione di bloccarlo da parte europea, ma si sta cercando di delineare parametri restrittivi che permettano di individuare i casi di misselling in modo oggettivo. I criteri oggettivi potrebbero però tagliar fuori una bella fetta di risparmiatori che comunque sono state vittime della cattiva gestione che hanno portato al crollo delle due banche venete e delle quattro banche del Centro Italia. Oggi i rappresentanti di una ventina di associazioni dei risparmiatori sono a Roma per manifestare prima davanti al Parlamento e poi, nel pomeriggio, davanti al Mef.

In media sono stati riconosciuti 40.547 euro a ricorso, a fronte di un valore medio delle richieste pari a 52.773 euro, con uno scarto quindi del 23,2%. L’importo minimo è di 5,56 euro. La maggioranza dei ricorrenti ha preferito farsi assistere da un procuratore, anche se la procedura non lo richiede, e a ragione visto che la percentuale di accoglimento dei ricorsi “assistiti” è superiore all’80%. E non perché sia “necessario avvalersi di un procuratore per presentare un buon ricorso”, si legge nel Rapporto della Consob, quanto perché il procuratore è di solito garanzia che “alla redazione del ricorso siano state prestate la dovuta attenzione e precisione, al fine di produrre argomentazioni esaustive e convincenti, attenzione che, evidentemente, viene più facilmente prestata da chi svolge professionalmente tale attività”.

Molte le materie trattate: si va dai trasferimenti di strumenti finanziari, compresi i prodotti assicurativi a contenuto finanziario. Presentate anche diverse richieste per la vendita di diamanti da parte degli intermediari finanziari, che però sono state respinte perché “la vendita di diamanti, anche ove avvenuta per il tramite del canale bancario, non può qualificarsi come servizio/attività di investimento ai sensi del Tuf e pertanto sfugge all’ambito di cognizione dell’Arbitro”.

Oltre il 50% dei ricorsi riguarda la consulenza in materia di investimenti, seguita dall’esecuzione di ordini oer conto dei clienti, collocamento (14%), distribuzione di prodotti finanziari (13%). Di solito i ricorsi poi nel dettaglio riguardano gli errori o la malafede dell’intermediario, che si manifesta nella violazione degli obblighi informativi nella fase che precede gli ordini di investimento. In sostanza, i prodotti finanziari sono stati collocati senza alcuna attenzione al profilo di rischio e in generale alle caratteristiche del cliente.

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