MILANO – L’Argentina si muove sempre più nel default, circostanza già sperimentata otto volte, due nel nuovo millennio. Le agenzie di rating hanno tagliato il merito di credito di Buenos Aires dopo l’annunciata intenzione di rivedere il ripagamento di un debito superiore ai 100 miliardi di dollari. E in uno scenario di forte incertezza finanziaria, la Banca centrale dell’Argentina (Bcra) ha disposto che per trasferire i propri utili all’estero le banche dovranno ottenere una specifica autorizzazione dell’istituto centrale stesso. Stop, inoltre, al pagamento dei dividendi senza autorizzazione.

Per ora, la disposizione riguarda solo gli istituti bancari e non le imprese né i privati cittadini. La misura, osserva il quotidiano Ambito Financiero, giunge nel momento in cui le riserve in valuta del Bcra continuano a ridursi, con una fuoriuscita di quasi 10.000 milioni di dollari dal 12 agosto, giorno delle primarie presidenziali in cui il governo del presidente Mauricio Macri è stato battuto dall’opposizione peronista.

Fonti finanziarie argentine hanno indicato ieri sera che la normativa annunciata dal Bcra per le banche non è una novità in sé e che era stata già in vigore fra il 2006 e il 2018. “Questo tipo di regole per gli istituti bancari – hanno precisato le fonti – erano già state vigenti anteriormente, così che non debbono essere considerate una sorta di controllo dei cambi, a prescindere dal fatto che questa ipotesi non può essere esclusa se continua il processo di deterioramento delle riserve”.

La quotazione del dollaro, intanto, ha chiuso la settimana a 62,04 pesos (+2,89%), nonostante la Banca centrale abbia immesso nel mercato 396 milioni di dollari in cinque successive aste. Anche il ‘rischio Paese’ ha continuato la sua corsa, chiudendo la giornata a 2536 punti, il livello più alto dal 2005. L’unica nota positiva della giornata è venuta dall’indice Merval della Borsa di Buenos Aires che ha chiuso a 24.608,56 punti, in rialzo del 2,60%.

Intanto gli osservatori internazionali fanno il loro corso: l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato Buenos Aires al default tecnico, abbassando il merito di credito sovrano in valuta locale ed estera a ‘SD’ da ‘B-‘ e quello a breve termine a ‘D’ da ‘B’. Anche Fitch ha compiuto una mossa simile, pur aprendo le porte a una rapida soluzione della situazione.

Nell’agenda del ministro delle Finanze argentino, Hernan Lacunza, c’è la ristrutturazione di 110 miliardi di debito. Si comincia col posporre di almeno sei mesi il pagamento su 7 miliardi di debito locale abreve termine, ricorda il Financial Times; nel mentre cerca la disponibilità “volontaria” dei sottoscrittori di altri 50 miliardi di debito, principalmente stranieri, per allungarne le scadenze. E attende la ridiscussione col Fmi sui 44 miliardi di prestito internazionale che ha già incassato (su un programma totale di 57 miliardi.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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