MILANO – La presenza dei francesi di Vivendi all’assemblea di Mediaset non passa inosservata. Il cda del Biscione ha deciso di opporsi alla richiesta del gruppo francese che ha il 9,16% del capitale e della fiduciaria Simon (alla quale è intestato 19,19%) di esercitare i diritti di voto inerenti alle rispettive partecipazioni nel corso dell’assemblea. Per la fiduciaria è stato imposto il divieto anche alla partecipazione ai lavori assembleari.

Il board delle televisioni della famiglia Berlusconi ha invece deciso di non opporsi, “pur ricorrendone i presupposti”, all’accesso all’assise per Vivendi, ferma restando l’opposizione all’esercizio dei diritti di voto “tenuto conto dell’interesse della società alla stabilità delle delibere assembleari e dell’esistenza di pronunce giudiziali solamente nei confronti di Simon”.

Una decisione condannata dai francesi di Vincent Bolloré. “E’ contraria a tutti i principi fondamentali della democrazia degli azionisti. E’ illegale e contro gli interessi di Mediaset e, in particolare, dei suoi azionisti di minoranza” si legge in una nota. “Date le circostanze – conclude – Vivendi non è nella posizione di partecipare all’assemblea e si riserva il diritto di contestare in tribunale la validità delle delibere adottate in data odierna”.

Durante i lavori, il presidente Fedele Confalonieri è tornato sul tema delle alleanze. “Quello che ieri era considerato un tabù, cioè la creazione di un broadcaster paneuropeo, oggi è un progetto allo studio dei vertici dei principali broadcaster europei, sia pure sotto forme e modalità diverse”, ha detto. Il disegno potrebbe coinvolgere, oltre ovviamente a Mediaset Espana, la tedesca Prosieben con forse Tf1 e Channel 4.

All’andamento degli affari ha guardato invece l’ad Pier Silvio Berlusconi: “L’inizio di stagione è stato faticoso, ma ora le cose sono sotto controllo e siamo sopra gli obiettivi”, ha spiegato.

L’assemblea ha quindi approvato a larghissima maggioranza l’introduzione del ‘voto maggiorato’ in statuto, che varrà dalla prossima assise e di fatto ‘blinda’ ulteriormente il controllo di Fininvest sul gruppo televisivo. Ha votato a favore il 93,5% dei presenti pari al 47,1% del capitale sociale, contrario il 6,4% dei presenti pari al 3,2% del capitale.

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