MILANO – “Discontinuità” al vertice è la parola d’ordine per il consiglio di amministrazione di Atlantia, la società che controlla Autostrade per l’Italia ed è a sua volta controllata dalla cassaforte dei Benetton, Edizione. Sul tavolo della riunione di oggi pomeriggio c’è il passo indietro dell’amministratore delegato, Giovanni Castellucci: è stato lui stesso a chiedere al presidente, Fabio Cerchiai, di convocare il board straordinario, dopo che la situazione intorno alla società infrastrutturale è rapidamente precipitata nelle ultime giornate.

Atlantia tiene in Borsa nel giorno del cda per il passo indietro di Castellucci

Oggi il titolo di Atlantia (segui in diretta) rimbalza in Borsa, ma è reduce da un uno-due tremendo sui mercati. Come è nata questa accelerazione di eventi, visto che soltanto il 6 settembre a Ponzano Veneto si festeggiava il ritorno delle quotazioni ai livelli antecedenti il crollo del Ponte Morandi, anche grazie al cambio di governo che ha ammorbidito il Mit, ora in mano a Paola De Micheli?

Le novità giudiziarie hanno fatto emergere presunti dossier illeciti sullo stato delle infrastrutture in gestione e hanno rimesso nell’occhio del ciclone Autostrade per l’Italia e la sua controllata Spea, responsabile proprio della manutenzione. E hanno ridato fiato alla fazione del M5s che da tempo chiede a gran voce la “revoca” della concessione di Aspi, mentre negli ultimi giorni sembrava poter prevalere la linea del premier Conte e del Pd che puntava a una “revisione” graduale.

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Atlantia, che per il 70% è di proprietà di fondi e investitori internazionali, non poteva che risentirne sul mercato: tra venerdì e lunedì, a Piazza Affari, ha bruciato il 15% di capitalizzazione. E così, sia nella società che nella holding dei Benetton, si è tornato a ragionare di come uscire dall’impasse e rilanciare il dialogo con il governo, in nome del quale Atlantia (che controlla anche gli aeroporti di Roma) si è anche spesa come partner industriale di Alitalia. Vista la decisione della famiglia veneta di dare un segnale forte, Castellucci ha provato l’anticipo auto-mettendosi in discussione e lasciando il suo dossier sul tavolo dei consiglieri. Probabile il suo passo indietro, a questo punto; più difficile pensare che si arrivi a una sfiducia in rottura.

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Castellucci è l’uomo che dall’inizio del nuovo secolo ha traghettato l’impero industriale dei Benetton nelle infrastrutture e nella finanza. E’ lui l’artefice massimo dell’ultima scommessa, la conquista di Abertis per la quale ha triangolato con la politica spagnola e con Florentino Perez. Autostrade è diventata, grazie al meccanismo delle concessioni, la classica gallina dalle uova d’oro per i suoi azionisti. Sostituirlo non è certo una passeggiata: si prospetta nell’immediato una soluzione interna, magari con maggiori deleghe al presidente Cerchiai e con la “salita” di alcuni manager. Per poi avviare il processo di selezione del successore, per il quale è girato anche il nome dell’ex Fca, Alfredo Altavilla.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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