ROMA – Dopo il varo dello “Sbloccacantieri”, martedì è la volta finalmente del decreto Crescita, rimasto appeso a lungo alle norme sui rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche e al Salva-Roma. Per entrambi i provvedimenti alla vigilia di Pasqua sembra essere stato raggiunto l’accordo tra Lega e Cinque Stelle. Il dissesto di Roma verrà evitato estendendo le agevolazioni anche agli altri Comuni nelle stesse condizioni, mentre per i rimborsi ai piccoli azionisti e agli obbligazionisti delle due banche venete e delle quattro del Centro Italia sembra essersi imposta la posizione del premier Conte, che opta per una soluzione “ampiamente condivisa” tra le associazioni che rappresentano i risparmiatori piuttosto che l’unanimità voluta dal vicepremier Di Maio. Conte si è impegnato personalmente con le associazioni, che ha ricevuto l’8 a Palazzo Chigi, e non vuole che ci siano ulteriori rinvii.

Nei giorni scorsi i tecnici del governo hanno fatto l’ennesimo tentativo di “convincere” i due rappresentanti delle associazioni che hanno votato no alla proposta messa a punto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, e che permette di sbloccare il miliardo e mezzo stanziato dall’ultima legge di Bilancio, con un sistema di rimborsi che però non viola la normativa europea. Un lungo carteggio con il commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager ha permesso infatti di costruire un sistema a “doppio binario”: indennizzi automatici per chi ha un reddito personale inferiore a 35.000 euro o investimenti mobiliari inferiori a 100.000 euro, arbitrato per tutti gli altri, non più del 10 per cento degli aventi diritto, secondo il ministero dell’Economia, circa 20.000 persone.

Luigi Ugone, a capo dell’associazione vicentina “Noi che credevamo nella BpVi”, e Andrea Arman, che rappresenta il coordinamento “Don Torta” di Venezia, ritengono che le norme messe a punto dal governo non siano in grado di raggiungere i risultati annunciati. “Sono tarate su una situazione di reddito e di risparmio diversa da quella del Veneto. – spiega Ugone – Da noi c’è un risparmio costruito per generazioni, e quei criteri di reddito non permetterebbero di indennizzare il 90 per cento degli aventi diritto, la percentuale sarebbe molto inferiore”. Entrambe le associazioni chiedono un rimborso automatico generalizzato per tutti i risparmiatori travolti dal crac delle due banche venete, sistema che incontrerebbe il veto Ue. Pertanto questa posizione non è condivisa dagli altri rappresentanti dei risparmiatori, compresi quelli residenti in Veneto e in Friuli, i più colpiti dal fallimento di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza. “I risparmiatori non temono l’arbitrato, possono dimostrare il danno subito, anche perché la legge prevede in questi casi l’onere dell’inversione della prova”, hanno detto in più occasioni il penalista Rodolfo Bettiol, portavoce di 13 delle associazioni interessate, e Patrizio Miatello, imprenditore trevigiano che rappresenta l’associazione Ezzelino III da Onara.

La ricerca dell’unanimità si è rivelata faticosa, se non impossibile. E nelle ultime ore la posizione del vicepremier Di Maio sembra essersi indebolita rispetto alle spinte di Conte e di Salvini che chiedono di “chiudere” con la questione degli indennizzi, una storia infinita che parte dal Fondo di ristoro istituito dalla legge di Bilancio del 2018, mai attuato e quindi rimasta bloccato, una conclusione che sembra profilarsi anche per l’ultimo provvedimento. Ma la maggior parte dei risparmiatori coinvolti non ci sta: giovedì scorso sono tornati in piazza, a Montecitorio, rivolgendosi ai parlamentari di tutti i partiti. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ne ha ricevuto una rappresentanza al Nazareno, assicurando loro che “Ciò che vogliamo come Pd è il riconoscimento di un diritto affinché sia fatta piena giustizia su una rivendicazione legittima. Il nostro impegno è quello di far ritrovare piena fiducia nel sistema bancario e finanziario da parte dei cittadini”.

 “Auspichiamo che la politica decida ed emani la legge su cui è già stato raggiunto l’accordo con la Commissione Europea. Così, del resto, ci aveva assicurato il Premier Conte in persona, in occasione dell’incontro avuto lo scorso 8 aprile in Roma, a Palazzo Chigi”, scrivono stamane le associazioni riunite nella cabina di regia, ricordando al premier Conte l’impegno assunto ormai quasi un anno fa, quando le aveva convocate in fretta in furia a poche ore dall’incarico di formare il nuovo governo. Alla fine il tentativo di mettere d’accordo tutti rischia di diventare la via certa per non soddisfare nessuno: “Tutti attendiamo che il governo, cui rinnoviamo l’apprezzamento per quanto fatto sino ad ora, decida e porti a termine con successo, nell’interesse di tutti i risparmiatori, il mandato ricevuto”, conclude la nota.



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