MILANO – La grana da 23 miliardi di euro rischia di trasformarsi in una realtà: a tanto ammonta la clausola di salvaguardia che farà scattare aumenti Iva dal prossimo anno, a meno di trovare pari risorse per ‘disinnescarlà con la prossima legge di Bilancio. Una partita che impegnerà il governo – quale? viene da chiedersi – tra estate e autunno e dagli esiti quanto mai incerti.

Che una forma di incremento possa scattare ormai non è più un tabù. Ma dalla Cgia di Mestre arriva un alert: se l’incremento delle aliquote Iva non verrà disinnescato, oltre ai pesanti effetti recessivi sull’economia, “l’Italia rischia anche un forte aumento dell’evasione”. “Il possibile aumento di 3 punti percentuali dell’aliquota ridotta e di 3,2 di quella ordinaria – spiega l’associazione artigiana – interesserebbe anche i servizi di manutenzione e di riparazione, gli onorari dei liberi professionisti e le ristrutturazioni edilizie. Con questo aumento d’imposta, di fatto molti clienti finali sarebbero “spinti” a non pagarla affatto, evitando di richiedere al prestatore del servizio la fattura o la ricevuta fiscale”.
 

Aliquote Iva nei Paesi dell’Area Euro (2018)
Rank Nazioni Aliquota super ridotta (%) Aliquota ridotta (%) Aliquota ordinaria (%)
1 Grecia 6 e 13 24
2 Finlandia 10 e 14 24
3 Irlanda  4,8 9 e 13,5 23
4 Portogallo 6 e 13 23
5 Italia 4 5 e 10 22
6 Slovenia 9,5 22
7 Belgio 6  e 12 21
8 Spagna 4 10 21
9 Lettonia 12 21
10 Lituania 5 e 9 21
11 Paesi Bassi 6 21
12 Estonia 9 20
13 Francia 2,1 5,5 e 10 20
14 Austria 10 e 13 20
15 Slovacchia 10 20
16 Germania 7 19
17 Cipro 5 e 9 19
18 Malta 5 e 7 18
19 Lussemburgo 3 8 17

Elaborazione Ufficio studi CGIA

L’infedeltà fiscale sottrae alle casse dello Stato una cifra stimata in 113 miliardi di euro all’anno. “Proprio perché siamo in piena campagna elettorale – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – Di Maio e Salvini non possono limitarsi ad affermare che l’Iva non aumenterà. Devono dirci anche dove troveranno le risorse per evitare l’incremento d’imposta. Diversamente, i loro impegni non appaiono credibili, avvalorando così la tesi di coloro che prevedono una stangata fiscale a partire dall’inizio del 2020”.

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi della Cgia Cgia, un aumento di un punto dell’aliquota ridotta (attualmente al 10%) costerebbe agli italiani circa 2,9 miliardi di euro, e quella ordinaria circa 4,4. Non è da escludere che dei 23,1 miliardi di potenziale aumento (di cui 22,6 di Iva, più ulteriori 400 milioni delle accise sui carburanti), l’esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte.

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