MILANO – La banda larga fa bene all’economia: nelle aree non raggiunte dai collegamenti internet “ultra veloci” ci sono imprese più piccole, un maggior numero di disoccupati e un tasso di mortalità delle aziende superiore alla media nazionale. Per non parlare della creazione di “valore aggiunto” per il Paese. Lo rileva uno studio che ha analizzato il “digital divide” in Italia, prendendo in esame la componente demografica, sociale, ma soprattutto economica delle cosidette “aree bianche”. Ovvero, quelle “aree in cui le infrastrutture a banda larga sono inesistenti e nelle quali sarebbe poco probabile che venissero sviluppate senza l’intervento della mano pubblica, rappresentando nei fatti aree a fallimento di mercato”. Il risultato, come era prevedibile, è a tutto vantaggio delle aree già totalmente o in gran parte coperte dalle reti di nuova generazione

Lo si rileva da uno studio che il gruppo Eolo, azienda specializzata nel fornire soluzioni per collegamenti ultra broad-band anche nelle aree non coperte da rete fissa, ha commissionato all’Università di Padova, in collaborazione con Community Media Research. Si potrebbe sostenere che non sarebbe nemmeno necessaria una ricerca accademica per mettere in evidenza la necessità di disporre della banda larga per restare al passo coi tempi. Basterebbe il buon senso, visto che siamo nell’età della comunicazione e che in economia la prossima sfida ruoterà attorno alle conoscenze. Ma l’evidenza dei numeri ha sempre la sua importanza, perché – come in questo caso – lo studio dell’Università di Padova mette bene in evidenza la ricaduta del digital divide sul tessuto delle imprese italiane.

Ma dove si trovano le aree bianche? Stiamo parlando di 5.100 comuni circa, il due terzi dei comuni italiani. E dove si trovano? Soprattutto nel Nord-ovest, dove sono area bianca il 73,8% dei Comuni, seguiti dal Nord est (63,8%). Inferiori le percentuali nel Centro (55,2%), nel Sud (55,2%) e persino nelle isole (63,1%). Ma c’è una spiegazione: al Nord il numero di comuni è nettamente superiore. Non mancano le soprese: la Puglia è di fatto una regione completamente cablata.

Ma quante persone ci vivono? Nelle aree bianche si trovano poco più di 11 milioni di persone. In altri termini, significa che in Italia quasi una persona su cinque non ha accesso alla banda ultra larga, mentre più di metà vive in comuni coperti. Lo studio evidenzia come “la dimensione demografica del comune rappresenta una variabile determinante nell’accesso alla banda ultra larga. Al diminuire della dimensione demografica aumenta la loro quota: se tra i comuni fino a 2.000 abitanti il 90,9% è area bianca, nei comuni con oltre 50 mila abitanti questa percentuale scende a zero”.

Sono aree che si spopolano. Sempre dallo studio: “Nei comuni area bianca tra il 2011 e il 2018, la popolazione è diminuita di 118 mila persone pari a un calo dell’1,1%. La popolazione dei comuni coperti è aumentata invece del 2,8% per un totale di 902 mila persone in più durante gli ultimi 7 anni. I comuni area bianca del Sud e delle Isole sono stati caratterizzati da una flessione maggiormente pronunciata rispetto al resto del Paese pari al -2,7%”.

Ci sono aziende più piccole. In una Paese dove dominano la Pmi, il fenomeno si amplifica nelle aree bianche: “Il 54% degli addetti che lavorano in comuni area bianca sono occupati in unità locali con meno di 10 addetti, percentuale che arriva al 79% se si contano tutte le aziende con meno di 50 addetti. Nei comuni coperti, invece, i lavoratori di aziende con meno di 50 addetti sono circa il 70%”. Oltre ad avere aziende di dimensioni un po’ più ridotte rispetto al resto del Paese, nei comuni area bianca si osserva una maggiore quota di occupazione legata all’industria: “Nei comuni area bianca, infatti, il settore dei servizi ha un peso relativamente poco elevato soprattutto se confrontato con la situazione dei Comuni coperti. Il 35% degli addetti dei comuni area bianca lavora nella manifattura (contro il 15% dei comuni coperti) e di questi il 15% nel Made in Italy tradizionale (moda, arredamento e cibo), a fronte del 6% nei comuni coperti”.

Imprese in calo, meno occupati. Lo studio lancia un altro allarme: “Se mediamente il numero di aziende in Italia sta diminuendo, nei comuni area bianca questa tendenza è decisamente accentuata. Tra il 2012 e il 2016 infatti il calo delle unità locali è stato pari a -4,8% contro un calo dell’1% riscontrato nei comuni coperti. Nei comuni area bianca delle isole il dato è più preoccupante, con un -7%”. Lo stesso per gli occupati: “Tra il 2012 e il 2016 gli addetti sono diminuiti di 115 mila unità, per un calo di 4,4 punti percentuali che ha raggiunto anche il -7,9% nelle Isole. I lavoratori dei comuni coperti, invece, nonostante la contrazione del numero di unità locali, sono cresciuti di 181 mila unità, con un aumento dunque delle dimensioni medie”.
 

 



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