ROMA – Sentenza di assoluzione per Mark Karpeles, il fondatore di Mt Gox, una delle piattaforme digitali di bitcoin più conosciute prima del suo fallimento e coinvolta in una delle maggiori frodi cibernetiche di criptovalute.

Il finanziere 33enne, di passaporto francese e residente a Tokyo, era stato accusato di aver sottratto centinaia di milioni di yen ai suoi clienti nel 2013. Il tribunale di Tokyo, pur lasciando cadere le accuse di appropriazione indebita, ha condannato Karpeles a 30 mesi di prigione per manipolazione dei dati finanziari, con una pena sospesa di 4 anni. L’accusa chiedeva una pena di 10 anni di carcere.

Nel febbraio 2014 Mt Gox decise di sospendere tutte le transazioni provocando il panico tra gli investitori, in particolare i clienti internazionali, spiegando che circa 850mila monete virtuali – pari a un importo 48 miliardi di yen (380 milioni di euro) – era svanito dai bilanci tramite operazioni di hackeraggio.

Successivamente, nell’agosto del 2015 Karpeles venne arrestato e incriminato con le accuse di aver mantenuto 341 milioni di yen sul suo conto, da investire un nuovo sistema di software aziendale e per l’acquisto personale – tra l’altro – di un letto con baldacchino del valore di 6 milioni di yen (48 mila euro). Il 33enne Karpeles aveva fondato Mt Gox nel 2011, dopo due anni di residenza a Tokyo, trasformandola in una delle principali piattaforme di bitcoin.

La procedura di bancarotta, iniziata nell’aprile 2014, è stata modificata con un procedimento di riabilitazione civile lo scorso giugno, in linea con la rivalutazione degli asset espressi nel valore dei bitcoins rispetto al periodo in cui si è verificata la vicenda giudiziaria. Il caso di Karpeles ha destato molto interesse sui media giapponesi, che ha tratto diverse similitudini con gli avvenimenti che hanno riguardato l’ex presidente di Nissan-Renault, Carlos Ghosn.

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