Tra pochi mesi – dal gennaio 2020 – potrebbe finire il far west nel settore idrico. Se fino ad ora si agiva in ordine sparso, l’Autorità competente Arera ha fissato regole certe su messa in mora, sospensioni della fornitura e risoluzioni del contratto in caso di utenti non in regola con i pagamenti con la delibera 311/2019/idr. Ma la confusione, attacca l’associazione Aduc, in alcuni casi potrebbe addirittura aumentare.

Di certo quella della morosità è una questione urgente: Stefano Besseghini, presidente di Arera, parla di “punte del 50% in alcune zone d’Italia” e di “contesti condominiali dove non c’è una misurazione del consumo del singolo”. 

Arera assicura anzitutto che verranno salvaguardate le utenze vulnerabili (famiglie in stato di disagio economico e sociale, scuole, ospedali e case di cura) mentre prevede due differenti modalità per le utenze domestiche residenti e quelle condominiali. 

Utenze singole. Alle prime (cioè le singole abitazioni che non si trovano in condominio) potrà essere tolta l’acqua solo dopo il mancato pagamento di bollette per “importi superiori al corrispettivo annuo dovuto per la fascia di consumo agevolato” vale a dire quei 50 litri d’acqua al giorno per i quali si paga una tariffa più bassa e che i beneficiari del bonus idrico non pagano affatto. Quando è tecnicamente possibile, l’Arera ha stabilito che il distacco debba avvenire solo dopo aver limitato il flusso d’acqua al quantitativo minimo vitale, fissato appunto nei “famosi” 50 litri d’acqua a persona al giorno. E, se non è possibile limitare la fornitura, il gestore è tenuto a informare l’utente.

Lo step successivo, cioè la disattivazione della fornitura (con risoluzione del contratto) sarà possibile solo se dopo la sospensione o la limitazione del flusso di acqua venga manomesso il misuratore, o se l’utente – nonostante gli sia stato offerto un piano di rateizzazione – continua a non pagare le bollette pregresse, riferibili ai 24 mesi precedenti alla data in cui è arrivata la messa in mora. In ogni caso il gestore non può far pagare penali per la sospensione e la riattivazione della fornitura.

Utenze condominiali. In quasi tutti i condomini la bolletta dell’acqua è una sola, intestata appunto al condominio. È compito dell’amministratore ripartire i costi per tutte le singole abitazioni in base al consumo calcolato dai contatori che ognuno ha a casa. Proprio pochi giorni fa Antitrust aveva multato il gestore toscano Publiacqua per aver sospeso la fornitura a tutto il palazzo a causa della morosità di pochi.

Ora l’Arera stabilisce che, dal primo gennaio 2020, la limitazione o la sospensione non saranno possibili se il condominio avrà comunque pagato, in unica soluzione, almeno la metà della bolletta. Se entro sei mesi da questa prima tranche il condominio non avrà provveduto a pagare anche la seconda metà, potranno scattare le misure “punitive”.

Ed è proprio questo passaggio a finire nel mirino dell’Aduc. “C’è un conflitto tra quello che ha stabilito Arera e la legge – spiegano dall’associazione – la quale stabilisce in modo molto chiaro che non si può togliere l’acqua a tutto il condominio se, prima, non si è tentato di riscuotere da chi non è in regola. Questo principio, tra l’altro, è lo stesso richiamato dall’Antitrust pochi giorni fa quando ha sanzionato il gestore idrico Publiacqua”. Aduc ha fatto sapere di aver scritto ad Arera per far presente questo aspetto.

C’è però un elemento, nella delibera di Arera, che tutela i consumatori. Se l’ente di governo (cioè l’Ato locale) scopre che c’era la possibilità di togliere l’acqua solo ai condomini morosi anziché a tutto il palazzo, nonostante il gestore avesse detto che era fattibile, l’Ato può applicare delle penali e a informare l’autorità, che a sua volta potrà stabilire ulteriori sanzioni.

Altre novità. Arera ha introdotto anche l’obbligo per i gestori di offrire un piano di rateizzazione per un minimo di 12 mesi e ha fissato i tempi sia per l’invio del sollecito bonario (almeno 10 giorni solari dalla scadenza della fattura a meno che l’utente non paghi a rate) che per la messa in mora (almeno 25 giorni solari dopo la fattura).



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