MILANO – Il prezzo dell’elettricità per le famiglie nell’ultimo decennio è aumentato del 23%. A fare i conti in tasca alle famiglie è stata l’Enea, nell’Analisi del sistema energetico italiano, facendo un confronto tra il primo semestre del 2019 e lo stesso periodo del 2009. Le imprese, invece, si afferma nell’analisi, “hanno iniziato a usufruire di una serie di cali e, da inizio del 2018, si stanno avvicinando alla media Ue, in particolare per quanto riguarda le industrie energivore, grazie agli sgravi introdotti dalla riforma degli oneri di sistema”.

Ma non solo. Negli ultimi sei anni, il forte calo dei prezzi del gas sul mercato europeo (-33%) si è tradotto in una diminuzione per le imprese (-4%), mentre le famiglie hanno subito un aumento del 9%, principalmente per effetto dell’incremento degli oneri di sistema e delle spese per il trasporto dell’energia e per la gestione del contatore.

L’analisi si sofferma anche sul confronto con il primo semestre dello scorso anno, rilevando che “nonostante i forti ribassi dei mercati all’ingrosso”, i prezzi “si attestano su valori superiori: in particolare, i prezzi del gas sono aumentati del 10% per i consumatori industriali e dell’8% per i domestici, a fronte di un incremento medio Ue del 5% mentre l’energia elettrica ha segnato un +7%, sia per i consumatori industriali che per i domestici, contro un +4% della media Ue”.

Più in generale l’Enea spiega che la transizione energetica, in Italia, “sta attraversando una fase di stallo, principalmente a causa della mancata diminuzione delle emissioni di gas serra, del rallentamento nella produzione da fonti rinnovabili e dell’andamento dei prezzi che, nell’insieme, rimangono superiori alla media Ue”. In particolare per i primi sei mesi dell’anno si evidenzia un peggioramento (-5%) dell’indice Enea-Ispred che ‘misura’ la transizione energetica sulla base dei prezzi dell’energia, della decarbonizzazione e della sicurezza nel sistema energetico nazionale. “Di queste tre variabili dell’indice solo la sicurezza ha segnato un andamento positivo (+5%) soprattutto grazie all’ampia disponibilità di materia prima sui mercati internazionali, mentre i prezzi e la decarbonizzazione registrano, rispettivamente, un -11% e un -8% andando a penalizzare l’indice”.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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