MILANO – Ore 10.30. Ripartenza senza slanci per le Borse in una giornata ricca di spunti sul fronte dei dati macroeconomici. Gli investitori continuano a seguire con attenzione le turbolenze intorno alla Casa Bianca, dopo l’avvio dell’inchiesta che potrebbe portare all’impeachment del presidente Trump. Ma ad impensierire il mercato sono soprattutto le indiscrezioni diffuse venerdì da Bloomberg, secondo cui l’amministrazione americana starebbe pensando di ordinare il delisting di alcune grandi società cinesi da Wall Street, come ennesima misura di ritorsione nella guerra commerciale in corso con Pechino. Milano cede lo 0,11%, nonostante l’andamento positivo delle banche, mentre le altre Borse europee sono in terreno leggermente positivo: Londra sale dello 0,15%, Francoforte dello 0,08% e Parigi aggiunge lo 0,19%.

Tokyo ha chiuso la seduta in calo dello 0,53%, penalizzata anche dai dati deludenti arrivati sul fronte della produzione industriale, calata ad agosto dell’1,2% su base mensile. I timori sullo scontro Washington-Pechino si sono fatti sentire maggiormente a Shanghai, dove la Borsa ha perso lo 0,92%.

In Italia occhi puntati sul consiglio dei ministri di questa sera, con il governo che darà il via libera alla Nota di Aggiornamento al Def, il documento che definirà prima di tutto quanto deficit il governo intenderà “utilizzare” per finanziare la prossima Legge di Bilancio. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si riporta sotto 140 punti base, a quota 138 per la precisione, con il rendimento del titolo decennale italiano allo 0,83%. Tra le valute è poco mosso l’euro, che in mattinata si posizioni a 1,0936 dollari.

Dall’Istat si registra l’aggiornamento sul mercato del lavoro di agosto: il tasso di disoccupazione cala ai minimi dal 2011 con il 9,5%. In arrivo c’è poi la stima preliminiare sull’inflazione a settembre. Positive dalla Cina le indicazioni arrivate dal Pmi manifatturiero, che a settembre ha segnato un deciso miglioramento, a 51,4 punti, rispetto ai 50,2 punti attesi dal consensus, e ai 50,4 punti precedenti. Si tratta del dato migliore dal febbraio del 2018, che dà indicazioni decisamente più confortanti rispetto a quelle diramate dal governo di Pechino.

Poco mosso il petrolio. I contratti sul greggio Wti con scadenza a novembre restano sotto i 56 dollari al barile a quota 55,89 dollari  senza sensibili variazioni rispetto alle quotazioni di venerdì; il Brent è a quota 61,71 dollari, in calo di 20 centesimi. Avvio di settimana debole per le quotazioni dell’oro in leggero calo e con gli investitori cauti restano in attesa degli sviluppi della politica interna Usa e degli sviluppi della guerra dei dazi. Il lingotto con consegna immediata  cede lo 0,5% e torna sotto quota 1.500 dollari  a 1.489 dollari l’oncia.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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