MILANO – 9:30. “I risultati deludenti di Google e i Pmi cinesi deludono le aspettative”. Così Margaret Yang, analista di CMC Markets a Singapore, descrive l’umore degli investitori alle prime battute di scambi, in una giornata caratterizzata per l’Italia dai dati Istat sul Pil del primo trimestre 2019 e sull’inflazione.

Nella serata della vigilia, il motore di ricerca ha mostrato ricavi per 29,5 miliardi mancando le stime che la accreditavano di quota 30. La frenata nella crescita pubblicitaria ha poi preoccpato gli analisti, con il titolo che nel post-mercato di Wall Street è stato colpito dalle vendite. Anche Samsung, con il calo del 56,9% dei profitti nel primo trimestre, non ha contribuito alla buona lena dei lestini asiatici, che restano orfani di Tokyo chiusa per le celebrazioni legate all’abdicazione dell’imperatore. Ulteriori indicazioni al ribasso sono arrivate dall’indice Pmi manifatturiero cinese che ha segnato ad aprile una inattesa frenata a 50,1, ritracciando dai massimi degli ultimi 5 mesi di marzo (50,5) e contro aspettative a 50,5. Sia i sottoindici sulla produzione (52,1 verso 52,7) sui nuovi ordini (51,4 contro 51,6) hanno un rialzo a passo meno sostenuto, mentre l’occupazione frena (a 47,2 da 47,6). Sopra quota 50 punti, in ogni caso, l’indice resta in zona di espansione.

Le Borse europee sono deboli nelle prime fasi di scambi: Milano è poco sotto la parità, Francoforte cede lo 0,1%, Parigi lo 0,3% mentre Londra tiene in leggero rialzo. Contrastati i listini asiatici: Shanghai sale dello +0,16%, mentre sono in rosso Hong Kong -0,58%, Sidney -0,44%, Seul -0,46%.

Nel Vecchio continente è rimasta stabile a maggio la fiducia dei consumatori tedeschi. Secondo i dati dell’istituto Gfk, la fiducia è risultata pari a 10,4 punti, in linea con il dato di aprile, in un contesto di ottimismo per le entrate nonostante un peggioramento delle prospettive di crescita.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre in lieve rialzo a 260,1 punti dopo la chiusura di ieri a 259,1. Il rendimento del decennale è a 2,597%. L’euro apre in lieve calo sopra quota 1,11 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1180 dollari e 124,53 yen. Dollaro/yen giù a 111,42.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio scendono in Asia. Gli investitori restano cauti e si chiedono se l’Arabia Saudita aumenterà la produzione di greggio dopo l’inasprimento delle sanzioni statunitensi contro l’Iran. Pesano le parole del presidente Donald Trump, che venerdì scorso ha dichiarato che Arabia Saudita e altri Paesi produttori sono pronti ad aumentare la produzione per sostituire il calo delle forniture iraniane a seguito della mancata estensione delle deroghe Usa alle sanzioni contro Teheran per i principali importatori di greggio iraniano. La scorsa settimana i costi erano saliti ai massimi da sei mesi proprio per le più severe sanzioni statunitensi contro l’Iran, ma la tendenza si è invertita dopo il tweet di Trump: “Ho riferito all’Arabia Saudita e ad altri (partner) sull’aumento dei flusso di petrolio. Tutti d’accordo”, ha scritto. Negli scambi elettronici in Asia il Wti cede 5 cent a 63,45 dollari al barile, il Brent perde 13 cent a 71,91 dollari. Oro in lieve calo sui mercati asiatici. Il metallo con consegna immediata cede lo 0,2% a 1283 dollari l’oncia.
 



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