MILANO – Si profila una seduta incerta sui mercati internazionali, la cui attenzione viene calamitata dall’attesa per le mosse delle Banche centrali. In settimana tocca all’Eurotower (agenda): gli osservatori prevedono ancora segnali accomodanti dal governatore uscente Mario Draghi, che entra nel suo ultimo trimestre in tolda di comando prima di passare la mano a Christine Lagarde. La sua impronta sarà però ben profonda al passaggio del testimone: i mercati si aspettano che giovedì prepari la strada a un taglio dei tassi nel board di settembre, accompagnato magari da una reintroduzione di un piano straordinario d’acquisto di titoli, in forma più snella che in passato. “Draghi si vuole assicurare che tutto sia a posto quando Lagarde entrerà al suo posto, in modo da evitarle di spendere troppo presto il suo ‘capitale politico’, ha detto Gilles Moec, capo economista di Axa ed ex funzionario della Banca di Francia, a Bloomberg fotografando la situazione tattica alla Bce.

La prossima settimana toccherà invece alla Federal Reserve, che entra nel suo periodo di silenzio sui commenti di politica monetaria prima di tagliare – secondo le attese indicate dai mercati – il costo del denaro di mezzo punto percentuale.

I mercati asiatici hanno trattato in ribasso, i future su quelli europei e americani sono incerti ma senza particolari scossoni. A Shanghai ha debuttato il nuovo listino dedicato alle società tecnologiche (un Nasdaq cinese) e tutti i 25 membri hanno segnato una performance positiva, nonostante la giornata debole nel suo complesso.

I mercati sono, poi, agitati dalle tensioni geopolitiche: il petrolio continua a rincarare dopo la mossa dell’Iran che ha sequestrato una nave britannica, esacerbando la tensione. A ciò si aggiunge la notizia proveniente dalla Libia, secondo la quale una delle fazioni che si disputa il controllo del Paese avrebbe chiuso il maggior campo petrolifero della regione. Il petrolio Wti, che registra una volatilità ai massimi delle ultime settimane, ha guadagnato in mattinata quasi un punto percentuale riportandosi sopra la soglia di 56 dollari al barile.

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