MILANO – I timori sulla congiuntura globale si sono riaccesi con il taglio alle stime di crescita operato dal Fondo monetario internazionale. In attesa di capire cosa dirà Mario Draghi – al termine di una riunione della Bce dalla quale non si aspettano grandi novità dopo l’annuncio di una prossima tornata di aste di liquidità agevolata per le banche – i listini azionari trattano deboli.

I mercati europei aprono contrastati: Milano sale dello 0,07%, Parigi e Francoforte sono sul +0,1% e Londra cede lo 0,1%.

Questa mattina l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,53% mentre l’indice Topix ha perso lo 0,69%. Gli scambi nipponici si sono così mossi in scia alla debolezza già vista a Wall Street, dove il Dow Jones ieri sera ha perso lo 0,72%, mentre lo S&P500 ha lasciato sul terreno lo 0,61% e il Nasdaq lo 0,56%.

L’euro è poco mosso nei primi scambi della mattinata. La moneta unica è valutata 1,1266 dollari (praticamente lo stesso livello della chiusura dei mercati ieri sera a New York) e a 125,21 yen. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, sulla piattaforma Bloomberg, cala sotto la soglia di 240 punti base: il rallentamento economico certificato dal Def, con debito/Pil in peggioramento, non sembra preoccupare gli investitori. Oggi il Tesoro mette in asta Bot per 6 miliardi.

Resta poi alta l’attesa per Brexit, in vista del Consiglio straordinario dei leader europei di oggi. Ricca l’agenda macro, che prevede tra le altre cose anche la produzione industriale dell’Istat: un segnale importante all’indomani del Def col quale il governo ha portato la stima di crescita italiana allo 0,2% per il 2019.

Tra le materie prime i prezzi del petrolio restano orientati al rialzo, per le tensioni in Libia, le sanzioni Usa a Venezuela e Iran e i tagli Opec. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di 17 cent a 64,15 dollari e quelli sul Brent crescono di 9 cent a 70,70 dollari. 

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