MILANO – Ore 9:45. Le Borse si avviano a chiudere una settimana in recupero, dopo che l’ultima ottava era andata in archivio come la peggiore di questo 2019. La Brexit resta in sospeso, con la premier Theresa May che proverà a spuntare un rinvio di qualche mese rispetto alla data del 29 marzo; intanto è un po’ d’ossigeno per gli investitori. Dal fronte macro non sono arrivate indicazioni di ulteriore peggioramento del quadro economico generale e così i listini ne hanno approfittato per risalire. Attesa per questa sera la revisione del rating italiano da parte dell’agenzia Moody’s.

I listini europei sono positivi: Milano avanza dello 0,15% nelle prime battute. Occhi su Fca, dopo i dati europei sulle immatricolazioni: nel Vecchio continente sono scese dello 0,9% a febbraio ma il Lingotto ha segnato -5,2%. Londra è la più vivace dopo la richiesta di rinvio di Brexit a +0,4%, Francoforte sale dello 0,2% e Parigi sale dello 0,1%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi risale leggermente sopra 240 punti base con il rendimento del decennale italiano al 2,52%. Sul mercato valutario, in salita l’euro verso il dollaro a 1,132. La sterlina è in ripiegamento contro le principali divise: il cambio euro/sterlina segna 0,8566 (da 0,8537 di ieri sera e 0,8492 prima del voto) e 1,3222 dollari (da 1,3242 ieri sera e 1,3338 prima del voto).

In agenda per oggi ci sono i dati sull’inflazione dell’Eurozona, ordini e fatturato industriale in Italia, indice manifatturiero Empire State dagli Usa insieme a produzione industriale, fiducia dei consumatori e rapporto JOLTS sui posti di lavoro vacanti.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in rialzo dello 0,77% a 21.450,85 punti, dopo la decisione della Bank of Japan di mantenere invariata la propria politica economica. La Banca centrale nipponica ha affermato che l’economia del Giappone “proseguirà nella sua moderata espansione, nonostante sia colpita dal rallentamento delle economie estere”. Il tasso di interesse a breve termine è stato lasciato fermo a -0,1%. Positivi anche gli altri listini dell’area Asia-Pacifico, con Hong Kong che sale dello 0,93%, e Shanghai che guadagna l’1,04%. Ieri sera, Wall Street ha chiuso poco mossa con il Dow a +0,03% e il Nasdaq in calo dello 0,16%.

Tra le materie prime, il petrolio è in lieve rialzo con il Wti che segna 58,8 dollari al barile (+0,3%) e una identica variazione per il Brent, che staziona però a 67,5 dollari. L’oro segna un recupero dello 0,5% a 1.303 dollari l’oncia.

Dal glossario

Le agenzie di rating hanno come attività principale la valutazione del “merito di credito” delle aziende che emettono titoli, delle agenzie, degli Stati o di un particolare strumento finanziario. Si tratta di un giudizio sulla solidità e sulla solvibilità di un emittente, ovvero sulla sua capacità di restituire il denaro che prende a prestito.

Il giudizio discende da una analisi periodica dei bilanci dell’emittente: tenendo conto di spese, ricavi, flussi di cassa e patrimonio, le agenzie valutano la sostenibilità del debito dell’emittente. Esprimono il loro giudizio attraverso il rating, che si concretizza in una scala alfanumerica, una ‘pagella’ che rappresenta il grado di capacità dell’emittente di far fronte agli impegni, secondo le modalità e i tempi prestabiliti.

La scala varia a seconda degli istituti, in linea di massima va dalla tripla A (massima affidabilità) alla D (default, insolvenza). La valutazione è sulla base dei bilanci, dei fondamentali economici e finanziari. Prima di procedere, l’agenzia deve necessariamente avvisare di aver posto sotto osservazione le prospettive di rating, esplicitando se lo ha fatto con implicazioni postive o negative.

IL RATING DELLE NAZIONI

Il rating è importante perché i titoli con giudizio inferiore alla sufficienza (i cosiddetti titoli ‘spazzatura’) non possono esser portati alla Bce come collaterali nelle operazioni di finanziamento del sistema bancario. Molti fondi d’investimento, come quelli che gestiscono i risparmi del sistema pensionistico in alcuni Paesi, hanno poi criteri di impiego delle risorse che escludono i titoli al di sotto di una determinata soglia, per non incorrere in rischi eccessivi.

Altra componente della valutazione delle agenzie è l’outlook, che può essere positivo; stabile; negativo. In questo caso, la valutazione anticipa la possibilità che l’economia di un Paese o il bilancio di una società si muova in una delle diverse direzioni e questo possa in un futuro prossimo portare a un cambiamento nel rating.

Le principali agenzie di rating sono Fitch Investors Service, Moody’s e Standard & Poor’s. Oltre a queste, che operano dagli inizi del secolo scorso, si è recentemente imposta a livello internazionale Dbrs e ha fatto parlare di sé la cinese Dagong.

Il ruolo delle agenzie di rating non è stato esente da dubbi e forti critiche. La grande accusa nei loro confronti è di non aver previsto i grandi crack che hanno riguardato i titoli tossici e trascinato sul lastrico moltitudini di risparmiatori; o di aver agito in maniera intempestiva, in quella che alcuni hanno definito “dittatura” che ha avuto pesanti ripercussioni sulla finanza globale e sull’economia. Esempi sono i titoli tossici dei casi Parmalat, Enron, Lehman Brothers, o il downgrading di molti Stati europei agli inizi del 2012. In molti casi, queste azioni hanno avuto strascichi in tribunale. C’è poi il tema del conflitto di interessi, viso che le agenzie sono società che fanno utili. Tra i loro azionisti possono riesiedere grandi fondi d’investimento che operano sui mercati, mossi dai giudizi delle stesse agenzie. Inoltre, i proventi delle agenzie arrivano in parte dalle stesse società vigilate.



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