MILANO – L’affondo di Donald Trump, che ha alzato il livello di scontro con l’Iran proclamando nuove sanzioni economiche, acuisce il livello di tensione percepita nelle sale operative, con gli investitori che prendono una posizione attendista in vista dell’incontro Usa-Cina al G20 giapponese. Dall’Iran hanno fatto sapere che con l’ultima mossa della Casa Bianca si è chiuso definitivamente il canale diplomatico e il movimento che si vede sugli schermi dei trader è classico dei periodi di incertezza geopolitica: debole il comparto azionario, in recupero i beni-rifugio come l’oro (ai massimi da sei anni), lo yen e il debito pubblico americano.

I future mercati europei aprono deboli: Milano scivola dello 0,3%, Parigi dello 0,4%, Londra dello 0,56% e Francoforte dello 0,39%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso zavorrata da vari fattori, tra cui l’apprezzamento dello yen sul dollaro e il trend negativo sulle piazze cinesi. L’indice Nikkei ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,43% a 21.193,81 punti, mentre l’indice allargato Topix ha ceduto lo 0,27 per cento. Ancora più sensibili i cali a Shanghai (-0,87%) e Shenzhen (-0,99%). Ieri sera, Wall Street ha chiuso contrastata con il Dow Jones sulla parità (+0,03%) e il Nasdaq in calo dello 0,32%.

Su Piazza Affari tiene banco ancora la vicenda Carige, dopo che il Fondo interbancario ha declinato la proposta di Apollo: si attende una soluzione “di sistema” con un socio italiano, ma Ubi dice “prive di fondamento” le indiscrezioni che la vogliono sul dossier. Vola invece Risanamento, che festeggia l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina: sviluppa l’area di Santa Giulia del capoluogo lombardo, dove avrà sede l’arena degli sport su ghiaccio.

Il market mover di oggi è rappresentato dal discorso di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, che si terrà in serata. Tra gli altri appuntamenti, l’agenda macro odierna prevede nel corso della giornata l’aggiornamento sulla fiducia dei consumatori negli Stati Uniti, oltre che le vendite di case nuove. Sul fronte emissioni si segnala l’asta del Tesoro di Ctz e Btp legati all’inflazione per un importo tra 2,25 e 3,25 miliardi. Intanto apre in leggero rialzo lo spread tra Btp e Bund tedesco verso 250 punti base, con il tasso del decennale italiano al 2,18% sul mercato secondario. Ieri il differenziale di rendimento si era ampliato, soprattutto per il calo dei rendimenti tedeschi, mentre oggi è in agenda un aggiornamento della Commissione europea sul caso delle finanze pubbliche italiane: dovrebbe essere solo un passaggio interlocutorio in vista dei prossimi appuntamenti – su tutti, l’Ecofin del 9 luglio – più decisivi.

Borse in stallo, sale la tensione geopolitica: acquisti sui beni-rifugio

Come detto, volano ancora le quotazioni dell’oro spinte dalle molteplici incertezze sui mercati e raggiungono il massimo da 6 anni a questa parte. Sui mercati asiatici il lingotto con consegna immediata guadagna ancora l’1,2% e sfiora i 1.440 dollari l’oncia per poi passare di mano 1.436 dollari. Carlo Alberto De Casa, analista di ActivTrades e specialista del metallo giallo, annota come “gli operatori si stiano riposizionando dopo le parole della Fed nella passata ottava, con crescenti aspettative per una politica accomodante. Credo ormai che due tagli dei tassi siano nei prezzi – dice De Casa – La debolezza del dollaro contribuisce a questa corsa all’oro, così come le tensioni geopolitiche, ma il driver centrale resta legato alle aspettative per una Fed in versione colomba”. Guardando ai comportamenti dei trader, De Casa aggiunge che, una volta salita sopra 1.370 dollari, la traiettoria dell’oro “ha determinato l’apertura di molte posizioni long (scommesse su ulteriori rialzi, ndr) e la chiusura di molti short (ricoperture di chi scommetteva su ribass, ndr), con una vera corsa al metallo giallo”.

Si ferma invece il rally del petrolio spinto negli ultimi giorni dall’accrescersi delle tensioni tra Usa e Iran: si attende ora l’incontro del presidente Usa con il presidente cinesi Xi Jinping e si allungano i tempi per una decisione dell’Opec+  sui tagli alla produzione. I contratti sul greggio Wti con scadenza ad agosto cedono così 60 centesimi a 57,30 dollari al barile; il Brent perde 61 centesimi a 64,25 dollari.



http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml