MILANO – Avvio di settimana incerto sulle Piazze finanziarie internazionali. Molte le incognite che restano aperte, a cominciare dall’esito di Brexit con il premier Boris Johnson che continua a ritenere possibile una uscita a fine mese, con o senza accordo. L’ennesimo pasticcio sul divorzio tra Londra e Bruxelles deprime la sterlina, che era risalita ai massimi da cinque mesi e oggi torna in area 1,29 dollari.

Come annota Bloomberg, gli scambi in Asia hanno mostrato una netta contrazione dei volumi (-30% tra Giappone e Hong Kong rispetto alla media giornaliera dell’ultimo mese) che lascia intendere quanto sia alto il desiderio degli investitori di mettersi alla finestra ad osservare lo svilupparsi degli eventi, compresi i molti fronti di crisi geopolitica (dalla Siria al Sudamerica) e senza dimenticare l’incerta trattativa commerciale tra Usa e Cina. Ci sono poi molte trimestrali importanti in arrivo in settimana, mentre non si annunciano novità di rilievo dall’ultimo consiglio Bce a guida Mario Draghi.

La Borsa di Tokyo è riuscita, questa mattina, a chiudere comunque in rialzo dello 0,25%. Wall Street è invece reduce da una chiusura debole, venerdì sera, con il Dow Jones in ribasso dello 0,9% sotto il peso di colossi come Boeing (-6,8% dopo le accuse sul 737 Max) e J&J.

Inizio di settimana povero di indicazioni anche per quel che concerne l’agenda macro, che prevede la sola pubblicazione dei prezzi alla produzione in Germania: leggermente sopra le attese il +0,1% mensile segnato a settembre. Si segnalano i discorsi dei membri Bce De Guindos, Lane e Haldane, in vista della riunione di giovedì. In Italia, invece, Istat ufficializza i parametri su deficit e debito per quel che riguarda i trattati europei. Piazza Affari guarda invece a Tim che dovrebbe ufficializzare Salvatore Rossi alla presidenza.

L’euro apre a 1,1160 dollari e 121,10 yen. Lo spread fra Btp e Bund segna 129 punti contro i 131 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari allo 0,93%.

Tra le materie prime, il prezzo del petrolio è in calo. A pesare è l’indebolimento della della domanda globale. Sui mercati asiatici i future sul Light crude arretrano di 13 cent a 53,65 dollari e quelli sul Brent cedono di 18 cent a 59,24 dollari al barile. Quotazioni dell’oro ferme: il lingotto con consegna immediata sui mercati asiatici resta così praticamente invariato a 1.490 dollari l’oncia.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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