Uno strumento ludico ed educativo al tempo stesso, ma che a differenza di molti altri videogame ha un obiettivo nobile: quello di sensibilizzare i ragazzi sul tema del bullismo, parlando direttamente alle vittime. È questo lo scopo di Concrete Genie, il videogioco sviluppato dal giovanissimo studio californiano PixelOpus, che in autunno diventerà fruibile su PlayStation 4, e anche in modalità VR (realtà virtuale) grazie al visore PlayStation VR.
 
“Abbiamo deciso di parlare di bullismo attraverso questo videogioco perché è un mezzo semplice, ludico, comprensibile, che arriva facilmente a tutti”, spiegano Dominic Robilliard e Jeff Sangalli, tra i realizzatori del videogioco, durante la prima presentazione in Italia, in questi giorni a Roma. “E abbiamo deciso di improntare il videogioco proprio sulle difficoltà relazionali che possono incontrare le vittime di bullismo durante l’adolescenza, come Ash, il protagonista del videogioco. Questo perché l’idea del progetto non è soltanto quella di sensibilizzare i ragazzi su questo aspetto, ma di riflettere su come poter reagire, perché molto spesso senza il giusto sostegno o i giusti mezzi, sono le stesse vittime a diventare con il tempo dei bulli. Un circolo vizioso che si può e si dovrebbe rompere in qualche modo: in questo videogioco abbiamo pensato di farlo con il potere creativo dell’arte, un’escamotage naturale che può farci fare grandi cose”. Come accade al protagonista Ash, che trova il coraggio di affrontare i bulli con l’aiuto dei suoi dipinti, che grazie a un pennello magico, prendono forma e diventano i suoi alleati, aiutandolo ad affrontare i momenti di sconforto e disagio e a ridare colore alla sua città, provata dall’impatto umano e dall’inquinamento e, per questo, semi-abbandonata.
 


Bullismo: ecco il videogioco che lo combatte con creatività e colori

“Ovviamente nel videogioco il potere della creatività e dell’arte come strumenti ‘salvifici’ e di realizzazione personale vengono volontariamente amplificati, sconfinando appunto anche nella fantasia, ma il messaggio che vorremmo far passare – spiegano Robilliard e Sangalli – è che grazie al giusto sostegno, un bambino o adolescente bullizzato, può trovare la forza interiore per affrontare il disagio che prova di fronte ai maltrattamenti subiti dai suoi coetanei”.

Uno strumento per dare voce alle emozioni

L’aspetto interessante è che l’attenzione di molte ricerche si è focalizzata in questi anni proprio sull’importanza dei videogame nella costruzione della personalità dei bambini e degli adolescenti: “Ci sono diversi studi che dimostrano come il contenuto dei videogiochi possa influenzare il comportamento dei ragazzi e fornire uno strumento ludico come questo videogioco che affronta il tema del bullismo è a mio avviso un aspetto molto interessante. Dico questo perché molto spesso le vittime faticano ad ascoltare e ad esprimere le proprie emozioni, come la rabbia di fronte alle vessazioni subite dai bulli, la paura o il bisogno di aiuto. In questo videogioco il protagonista riesce a farlo trovando degli amici che lo aiutano a combattere i bulli attraverso le sue rappresentazioni grafiche”, spiega Carlo Lai, psicoterapeuta dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e Professore associato di Psicologia clinica all’Università La Sapienza di Roma. 
 


Bullismo: ecco il videogioco che lo combatte con creatività e colori

Si tratta di un punto chiave, come continua l’esperto, che può far riflettere molto sul giusto approccio da mettere in campo anche nella vita reale: “Il messaggio del videogioco è molto interessante perché da un punto di vista psicologico il protagonista riesce a dare forma alla parte più intima, istintiva e nascosta di sé, e cioè alle sue emozioni, ai suoi sentimenti, che prendono vita diventando delle creature, sue alleate. Questo spunto è molto interessante perché mediante il gioco, il ragazzo vittima di bullismo può, sulla scia del protagonista, provare ad ascoltare e dar voce alle sue emozioni, esternando il proprio sentire e ritrovando fiducia in sé stesso. Strumenti come questo sembrano poter avere un fine educativo e di miglioramento perché possono aiutare ad affrontare il bullismo nelle prime fasi”. Ma si tratta, tuttavia, di un primo passo da compiere per affrontare questa dinamica, come puntualizza Lai: “Successivamente, è necessario che il ragazzo trovi nella quotidianità un riferimento forte nel quale riversare la propria fiducia”.

Il bullo, la vittima e i gregari

Un aspetto su cui riflette inoltre Lai riguarda la dinamica che si instaura tra la vittima e il bullo: “Ognuno di noi crescendo acquisisce la capacità di relazionarsi con gli altri, con il mondo esterno, ma non sempre la modalità relazionale tra due persone è paritaria ed equilibrata. Nel caso del bullismo si instaura una dinamica di subordinazione, in cui chi è vittima di bullismo si ritrova ripetutamente a essere vessata, presa in giro e maltrattata. Il ‘bullo’ in questa dinamica gonfia questo suo comportamento di coercizione, facendo leva sull’appoggio dei suoi alleati cosiddetti gregari”. Il problema del bullismo, come spiega l’esperto, può emergere già in età infantile, con il rischio di esacerbarsi durante l’adolescenza, fino a ripercuotersi negativamente sulla personalità di entrambi gli individui in età adulta: “Il bullo può tendere verso una personalità evitante, poco empatica che a sua volta potrebbe sfociare nell’antisocialità, mentre la vittima può sviluppare nel tempo una forma di preoccupazione sociale maggiormente rivolta verso i bisogni degli altri che verso i propri, potendo così sfociare nell’ansia sociale di non sentirsi mai pienamente all’altezza di chi ha di fronte”. 

I segnali

Per questo motivo è fondamentale specialmente per i genitori prestare attenzione ai comportamenti insoliti dei propri figli, per intercettare i primi segnali di bullismo: “Ogni cambiamento rilevante e immotivato dello stato d’umore non dovrebbe essere sottovalutato”, spiega Lai, che aggiunge: “Se ci si accorge che il proprio figlio inizia ad avere difficoltà ad aprirsi, a confrontarsi, o ancora evita senza un apparente motivo di recarsi nei soliti posti dove prima invece aveva piacere di andare, è bene cercare un confronto con lui e poter così rispondere tempestivamente a tale disagio insorgente”.
 
La prima strategia che può essere d’aiuto per provare a far aprire la persona vittima di bullismo è cercare il dialogo, dando importanza alle sue emozioni, ai suoi sentimenti e ai suoi vissuti, che tuttavia in tali situazioni molto spesso vengono messi da parte. “In alcuni casi – conclude Lai -, quando la dinamica del bullismo è ancora abbastanza lieve, può essere utile intervenire direttamente sulla relazione di bullismo instaurata, ad esempio con l’aiuto di uno psicologo: generalmente questo approccio viene impiegato a scuola o nei contesti sportivi per fare in modo che il bullo si immedesimi nella vittima di bullismo e viceversa, e questa strategia molto spesso funziona per risolvere, o quanto meno, migliorare la dinamica tra i due e i gregari coinvolti”. 

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