SNAPCHAT sta sparendo dalla circolazione? Non proprio. Ma certo la centralità di Instagram per quanto riguarda le Storie, i contenuti effimeri che scompaiono dopo 24 ore copiati proprio dall’app del fantasmino nell’estate del 2016, e di Tik Tok per il lato creativo dell’espressività giovanile hanno stretto, e non poco, la morsa intorno alla piattaforma fondata da Evan Spiegel, Reggie Brown e Bobby Murphy. Qualche addio pesante, come quelli di Rihanna (infastidita da una brutta pubblicità passata sull’app che la coinvolgeva) o di Kylie Jenner (che già lo scorso anno la considerava morta), ha fatto il resto. Ma la realtà è che Snapchat si sta trasformando e, come al solito, sono gli utenti a decidere in che cosa.
 
Prendiamola alla lontana. Tutto sommato l’ultima trimestrale di Snap, la società alle spalle dell’app, si è rivelata migliore delle attese: dopo una serie di periodi deludenti i ricavi hanno raggiunto i 390 milioni di dollari, con un aumento del 36% anno su anno, ben oltre le attese degli analisti. In calo anche le perdite nette, 191,7 milioni nei tre mesi contro i 350 milioni dello stesso periodo del 2017. “Abbiamo chiuso l’anno con una stabilizzazione dell’engagement degli utenti e abbiamo iniziato a diffondere la nuova versione della nostra applicazione Android presso una piccola percentuale della nostra community – aveva detto Spiegel, che a più riprese ha respinto le lusinghe di Mark Zuckerberg – siamo molto più vicini al raggiungimento della profittabilità, considerando che abbiamo mantenuto una struttura dei costi relativamente in linea nei passati cinque trimestri, allo stesso tempo aumentando i ricavi annuali del 43% anno su anno”.
 
Una notizia in chiaroscuro è, appunto, quella sugli utenti: il numero di chi usa ogni giorno la social chat è stabile, intorno ai 186 milioni. Quantomeno l’emorragia si è fermata ma rispetto ai pachidermi in circolazione Snapchat ne esce mortificata: solo TikTok è stata l’app più scaricata del 2018 e conta oggi oltre 500 milioni di utenti attivi. Circa 79 milioni degli appassionati di Snapchat sono in Nord America, una sessantina in Europa e 47 nel resto del mondo. La crescita è dunque da tempo una chimera. Non è un caso che il gruppo sembri vedere di buon occhio un’altra piattaforma lanciata da poco e subito atterrata al vertice delle più scaricate negli Stati Uniti, battezzata Yolo, che tenta di incunearsi a cavallo delle tendenze più di moda: le domande anonime e l’immagine. Programmata dalla startup Popshow utilizzando gli strumenti della piattaforma Snap Kit, sfrutta le credenziali di login di Snapchat e le immagini Bitmoji del profilo per consentire agli utenti di chiedersi qualsiasi cosa attraverso degli adesivi inclusi nelle Storie di Snapchat. Insomma, una specie di Sarahah o ThisCrush applicati a Snapchat.

I filtri al servizio di Instagram

La piattaforma si affida così a novità continue raccolte fondamentalmente intorno al fronte su cui sa lavorare meglio, quello dei filtri fotografici. La coppia che ha appena lanciato – segnala il sito The Verge – hanno condotto molti utenti a riscaricarla di nuovo o comunque a riaprire l’app dopo molto tempo di abbandono. Si tratta di due filtri (o maschere, che dir si voglia) che consentono agli utenti di cambiare genere aggiungendo ai propri selfie alcuni elementi (stereotipi, diciamo) tipici del genere maschile o femminile. I contenuti, che si possono facilmente salvare senza doverli per forza condividere all’interno di Snapchat, si sono ovviamente diffusi alla velocità della luce sulle piattaforme dove davvero circolano, a partire dalle Storie di Instagram ma anche su Facebook e Twitter. Ribadendo di nuovo che uno dei punti forti dell’applicazione è proprio quello dei filtri divertenti e particolari: da quelli che sfigurano i volti e modificano la voce a quelli di coppia fino a quelli con effetti e animazioni di ogni tipo o legati alla ricorrenza del momento. Ma c’è un’intera library di “lenti”, come li chiama Snapchat”, divisi addirittura per genere e sviluppati autonomamente. Sotto questo aspetto, il fantasmino è oggettivamente imbattibile.
 
Troppo poco, però, per spingere la crescita dell’utenza e dare segnali forti di ripresa. Tanto che il percorso segnato, secondo molti analisti, sembrerebbe quello di un’applicazione fotografica che vada progressivamente smarrendo l’aspetto social e della condivisione. Insomma, se c’è una strada che Snapchat sta, volente o nolente, imboccando è quella della piattaforma creativa, dello strumento di produzione (soprattutto) di selfie impareggiabili da far girare soprattutto negli ecosistemi in cui trovare davvero gli amici, specialmente nei mercati in cui l’app sia meno diffusa.

I numeri di Snapchat

In Italia, per esempio, Snapchat sfoggia solo 2,5 milioni di utenti. Più o meno la stessa soglia guadagnata da TikTok in pochi mesi. Secondo i dati dell’analista Vincenzo Cosenza è una penetrazione piuttosto bassa anche paragonata a Paesi simili come la Francia, che schizza a quasi 18 milioni, o la Spagna con quattro. In ogni caso, al 60% si tratta di donne e la fascia d’età più attiva è quella fra i 13 e i 18 anni col 39%. Seguono i 19-24enni al 33%, poi l’app precipita nell’uso e nell’interesse.

Il cambio di identità

I due nuovi filtri hanno goduto del rilancio di nomi come Miley Cyrus e Sarah Silverman, che hanno pubblicato le loro versioni maschili su Twitter e Instagram, restituendo un certo sprint nelle classifiche di download dell’applicazione. Momenti di ritrovata gloria su cui Snap fa affidamento visto che la base dell’utenza è, appunto, in stallo da tempo e addirittura in calo nei mesi scorsi anche se, come giustamente fa notare The Verge, “non è chiaro quanto a lungo per persone rimangano nell’app una volta che ci sono rientrate per il lancio di un filtro divertente, se trascorrano del tempo o se usino il filtro per farsi dei selfie, salvino l’immagine ed escano”. Insomma, fuochi fatui sui quali sarà complesso costruire un futuro sostenibile se non, appunto, sposando i modi in cui gli utenti si impossessano della piattaforma e delle sue feature.

Come funziona l’app

D’altronde Snapchat rimane un’applicazione complicata da usare, dalla grammatica confusa e dalle logiche intricate. Contrariamente alle diverse creature di Facebook usare Snapchat non è del tutto intuitivo né nei nomi delle funzioni né nella navigazione della piattaforma. L’app si apre con la fotocamera frontale, scorrendo verso destra si accede ai contatti con cui chattare, verso sinistra si visualizza la sezione delle storie e degli altri contenuti e scorrendo verso il basso si accede alla geolocalizzazione dell’utente. C’è tanta roba, troppa, e distribuita in modo anarchico: per esempio, è una chat ma i contatti vanno aggiunti come su un social. Il numero degli utenti attivi sulle sole Storie di Instagram, tanto per dare una misura, equivale a tre volte l’intera base degli utenti attivi ogni mese su Snapchat.
 
Se, insomma, per gli amici e gli influencer si sta su Instagram (o YouTube) e in maniera residuale su Facebook, per le notizie su Twitter, per la creatività musicale e coreografica su TikTok, Snapchat è la riserva di scherzosità spinta. Ciononostante non sono mancate, almeno nel caso degli ultimi filtri che alcuni utenti hanno perfino utilizzato per aprire profili fasulli su Tinder e raccogliere appuntamenti, reazioni controverse: secondo alcuni, è il caso del magazine lgbtq Out, quelle lenti che ci portano facilmente a scherzare su un così profondo scambio di identità si prenderebbero gioco delle complesse dinamiche della transizione di genere.

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