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Chi è Marcello De Vito, il capo degli ortodossi del Movimento, arrestato per le tangenti sul nuovo stadio della Roma

Avvocato di professione, ha rappresentato finora uno dei fari dei consiglieri grillini. Legatissimo a Roberta Lombardi, lascia un vuoto difficilmente colmabile nella catena di comando capitolina


Candidato sindaco nel 2013, quando a vincere le elezioni fu il Pd con Ignazio Marino. Poi, nella tornata successiva, mister preferenze del Campidoglio con 6.451 voti. Adesso l’arresto per corruzione. Si chiude così, almeno per ora, la parabola di Marcello De Vito nel Movimento 5 Stelle. Alla testa dei grillini “ortodossi”, legatissimo all’ex deputata e ora capogruppo regionale Roberta Lombardi, il presidente del Consiglio comunale lascia un vuoto difficilmente colmabile nella catena di comando capitolina.
 

Avvocato di professione, il 44enne De Vito non è entrato da solo in politica. Con lui tra i pentastellati anche la moglie Giovanna Tadonio, a sua volta legale ed ex assessora alla Sicurezza del III municipio passato a metà consiliatura dai 5S al centrosinistra. Spazio anche per la sorella di Marcello, quella Francesca che in più di un’occasione si era fatta sentire contro la sindaca Virginia Raggi sui social: da attivista lo scorso maggio è entrata in consiglio regionale.
 

Questioni di famiglia a parte, Marcello De Vito è stato fino a questo momento uno dei fari dei consiglieri grillini. Digerito a fatica il presunto dossieraggio ai suoi danni, una serie di accuse che lo avrebbero affossato durante le primarie 5S favorendo la candidatura dell’attuale prima cittadina  il pentastellato era diventato anche il punto di riferimento dei parlamentari e dei senatori romani. Una figura di riferimento a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà o per organizzare le campagne elettorali, europee incluse. Il dossier fatto circolare ad arte e che gli costò la leadership delle comunarie, riguardava un accesso agli atti per un abuso edilizio commesso da un suo conoscente. Gli fu rimproverato di usare la carica di consigliere d’opposizione per motivi personali.
 

Adesso l’arresto per il progetto dello stadio della Roma. Un impianto a cui lui, romanistissimo, teneva particolarmente. Tanto da farsi immortalare seduto accanto a Virginia Raggi, mentre la sindaca chiudeva l’accordo su Tor di Valle al telefono con il presidente giallorosso James Pallotta. Allo stesso tavolo anche i dirigenti della Roma e Luca Lanzalone, l’avvocato genovese a sua volta arrestato per corruzione. Sempre per lo stadio, un’operazione che ora rischia di costare davvero cara ai 5 Stelle capitolini. E a De Vito in testa, che così si presentava ai suoi elettori nel 2012: «L’impegno sociale rappresenta molto per me. Proprio come dice Beppe (Grillo, ndr) nei suoi comizi, credo che ognuno di noi deve dedicare una parte della propria vita agli altri, anche rischiando qualcosa a livello personale».
 

20 marzo 2019 – Aggiornato alle






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