MILANO – Il saluto campeggia su di una pagina a pagamento dei principali quotidiani italiani: “Ciao Vincenzo!”. A firmare sono la famiglia Mancini, Cisalfa Sport, Intersport Italia, Falis 2014 e Immagine Quattro. Così arriva il commiato a Vincenzo Mancini, l’imprenditore che lega il suo nome al marchio dello sport Cisalfa. “Pensavamo tu fossi invincibile. Lo eri nell’amore per la famiglia e il lavoro. Ci hai lasciato troppo presto”, gli hanno scritto i familiari in un necrologio a parte.

Cisalfa, una catena di negozi che lui ha fondato e fatto crescere, fino a separarsene nel 2006. Ma solo per un breve periodo: rimasto azionista con la sua famiglia nella società, di lì a poco ne ha riprese le redini per cercare di portarla fuori dalla secche della crisi economica. Senza tagliare posti di lavoro, rilanciando gli affari e puntando sull’e-commerce e lo sviluppo digitale. 

Cisalfa Sport vuol dire circa 2.500 tra dipendenti e collaboratori, 140 negozi concentrati tutti in Italia nelle location più strategiche del Belpaese, distribuisce i brand più gettonati dell’universo sport (tra cui Nike, Adidas e Puma) e ne produce in conto terzi altri noti agli sportivi come Ellesse, Mistral, Fila, Arena e via dicendo. A Cisalfa fa capo anche il marchio proprio Best Company e nel tempo il percorso di crescita è passato attraverso l’acquisizione di insegne come Germani, Longoni Sport, Este Sport e Milanesio.

Fondato nel 1977, il gruppo dello sport era passato per la maggioranza in mano al fondo Investitori Associati nel corso del 2006. Negli anni seguenti le cose non sono andate bene finanziariamente e nel 2013 il patron – che aveva mantenuto una quota di minoranza – è tornato d’accordo con le banche al 100 per cento della società, per pilotarla verso il rilancio.

Missione compiuta, per come lo stesso Mancini raccontava la sua vicenda, un anno e mezzo fa, ad Affari&Finanza: parlando di un’azienda capace di fatturare 460 milioni nel 2017, in crescita e con margine operativo di nuovo in positivo dopo gli anni difficili.

La sua idea di distribuzione era chiara: voleva che Cisalfa fosse il riferimento, il luogo, dove la clientela che si contraddistingue per quel gusto elegantemente italiano, va a colpo sicuro. Per questo il suo secondo corso in Cisalfa era iniziato col restyling dei negozi. “Ne abbiamo ereditati 130 che, come usa dire, avevano fatto il loro tempo. Così li abbiamo rimodellati”, raccontava ad A&F. Per certi versi ha anticipato molti trend che via via si sono imposti: “Materiali ecologici, illuminazione led a basso consumo e una disposizione delle collezioni più accattivante e fruibile”. Immancabile è arrivato il piano di sviluppo dell’e-commerce, con milioni di invesitmenti. Nel futuro, la sua visione vedeva Cisalfa sul listino di Borsa Italiana nel medio periodo. “Il mio obiettivo è quello di condividere questo traguardo con i miei collaboratori, attraverso un piano molto importante di stock option”. Quegli stessi collaboratori che oggi hanno deciso di rendergli omaggio.

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