PECHINO – C’era una volta il diritto dei bambini di distrarsi. Di lasciare la mente libera di vagare durante interminabili ore passate in classe, ad ascoltare noiose spiegazioni. Ora invece, per inchiodare gli allievi al loro dovere di attenzione, le scuole cinesi hanno cominciato a usare la tecnologia. L’ultimo ritrovato di questo Grande Fratello dell’educazione è comparso in una elementare di Hangzhou, provincia centrale dello Zhejiang. Una foto pubblicata nei giorni scorsi, e diventata subito virale sul web in lingua mandarina, ritrae i bambini dell’istituto di eccellenza in uniforme, ordinatamente seduti sui banchi, mentre indossano una fascia nera intorno alla testa. Mentre seguono la lezione, o fanno finta, i sensori leggono le onde cerebrali, elaborando i dati e rivelando in tempo reale all’insegnante il loro livello di concentrazione.

In teoria, tutto a fin di bene. La fascia cerebrale dovrebbe essere uno strumento in mano soprattutto ai professori, per capire chi ha bisogno di spiegazioni extra, quando stanno “perdendo” la classe e come riacchiapparne l’interesse. In pratica, una tecnologia così invasiva ha scatenato reazioni violente sul web. “Per svegliare uno studente che dorme possiamo usare l’elettroshock”, ha commentato qualcuno. “Sembra una scena dell’orrore”, ha scritto un altro. La società che produce questo cerchietto magico dell’attenzione è americana: si chiama BrainCo, ha sede a Boston e vanta il supporto scientifico dell’università di Harvard. Ma è soprattutto in Cina che i due fondatori, due dottori di ricerca cinesi Bicheng Han e Sunny Guo, hanno trovato i finanziamenti e un primo mercato. Tra le famiglie del Dragone l’ossessione per l’educazione dei figli è sempre più profonda, e nelle sue scuole i metodi di insegnamento molto tradizionali, legati a disciplina e memoria. In questo sistema la piattaforma messa a punto dalla startup, che alla fine dell’ora rivela gli alunni più attenti, rischia di diventare uno strumento per valutare i bambini, più che per i professori.

All’inizio dell’anno BrainCo ha sperimentato il dispositivo per tre settimane su circa 10mila ragazzini cinesi tra i 10 e i 17 anni. Secondo il suo fondatore, l’utilizzo avrebbe portato a un miglioramento dei risultati, ma i dati non sono mai stati pubblicati su una rivista scientifica. Eppure l’utilizzo di tecnologie di monitoraggio e sorveglianza nelle scuole, proprio come negli altri spazi pubblici, sembra una tendenza irreversibile in Cina, dove il concetto di privacy è molto meno sviluppato. A febbraio il quotidiano The Paper ha scritto di un’altra scuola elementare di Jinhua, stessa provincia dello Zhejiang, che ha sperimentato la fascia cerebrale. Mentre lo scorso anno, sempre nella metropoli di Hangzhou, era stata una scuola media a installare un “sistema intelligente di gestione del comportamento in classe”, basato su un sistema di telecamere in grado di leggere l’espressione degli studenti e valutare il loro grado di attenzione. Un occhio elettronico ugualmente invasivo: “Da quando la scuola ha introdotto queste telecamere – diceva uno dei bambini al South China Morning Post – è come se avessi un paio di occhi misteriosi che mi guardano sempre. E non oso lasciar vagare la mia mente”.


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