MILANO – C’è chi ha l’addebito automatico sul conto corrente e può permettersi il lusso di non farci neanche caso. C’è chi invece aspetta con ansia la data in cui la rata “passa” e prosciuga il c/c, tirando la cinghia per evitare di farsi trovare impreparato all’appuntamento mensile. C’è chi si espone verso le banche per acquistare un televisore o un pacchetto vacanze; e chi invece limita il rapporto alle mosse “di peso”, quelle che possono capitare anche una volta sola nella vita come aprire un mutuo per comprar casa.

Nella vastità dei casi, quel che è certo è che aumenta la truppa degli italiani indebitati “a rate”, quelli che hanno almeno un contratto di credito rateale attivo che prevede un rimborso dilazionato nel tempo e verosimilmente un interesse da pagare. Secondo la Mappa del Credito del Crif, che Repubblica.it può anticipare, al primo semestre 2019 (giugno scorso) risultava avere questo legame con banche e finanziarie il 39,4% della popolazione: praticamente quattro italiani su dieci, un dato in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. In leggera flessione, invece, l’importo medio della rata, sceso dell’1,5% a 344 euro. Sul groppone di questa fetta di popolazione “avanza” in media un conto da oltre 33 mila euro (33.084, per la precisione) “in virtù – spiegano gli esperti del credito – del peso ancora rilevante dei mutui nel portafoglio degli italiani”.

Secondo Crif, il mix delle due indicazioni è positivo: da una parte “cresce la platea dei cittadini che usufruiscono del credito bancario per sostenere i propri consumi e l’investimento sulla casa”, mentre il “progressivo calo sia della rata media sia dell’indebitamento residuo forniscono una positiva indicazione circa la sostenibilità del debito”. Viene, certo, da concordare se si considera l’opportunità di accendere un mutuo in questa stagione di tassi bassi per le politiche monetarie delle Banche centrali: sul mercato si trovano tassi fissi vicino all’1% che, trasformati in rate mensili, offrono la prospettiva di veder scendere il loro costo reale, considerando una pur bassa inflazione. Ma, d’altra parte, emergono ciclicamente studi che spiegano quanto stia crescendo il ricorso all’indebitamento – ad esempio – per finanziarsi le vacanze. Fenomeno che può esser specchio di una minore disponibilità economica e di crescenti rischi di fragilità finanziaria nelle famiglie.

Ciò detto, dalla Mappa del Credito emerge che sono i toscani i più avvezzi alle rate, con il 44,2% della popolazione che risulta avere crediti attivi. Seguono la Sardegna (43,2%) e il Friuli-Venezia Giulia (42,9%). Scendendo nel dettaglio provinciale, Cagliari è quella con la più alta incidenza di popolazione maggiorenne con crediti attivi: quasi la metà. In fondo alla graduatoria c’è il Trentino-Alto Adige, dove solamente un quinto della popolazione ha finanziamenti da rimborsare, preceduta dalla Basilicata (32,1%) e dal Molise (33,8%).

A livello nazionale, se si guarda solo alla numerosità sono i prestiti finalizzati (finanziamenti per comprare beni e servizi come un’auto, un elettrodomestico o un divano, o pacchetti viaggio) a primeggiare per diffusione: coprono il 45,5% dei finanziamenti attivi. Seguono i prestiti personali e i mutui per la casa, fermi al 21,7%. Ma ovviamente le cifre “in ballo” sono diverse. E si vede chiaramente quando si analizza l’importo medio delle rate rimborsate ogni mese. In Trentino-Alto Adige si segna il recod di 430 euro, seguito da Veneto (390 euro) e Lombardia (387 euro). Sono proprio queste le regioni che hanno una maggiore incidenza dei mutui; inoltre il reddito disponibile è più elevato in questi territori, con l’effetto di rendere sostenibile anche un impegno mensile più elevato.

Analogo il discorso se si va a vedere quanto avanza da pagare: il debito residuo maggiore è in Trentino-Alto Adige con oltre 43 mila euro, tallonato dalla Lombardia a 41.189 euro e quindi dall’Emilia Romagna e Veneto intorno a 38 mila. Di contro, i cittadini calabresi sono esposti mediamente per “solo” 21.848 euro residui. Milano e Bolzano sono le città con il conto da evadere più salato: le uniche che superano i 50 mila euro.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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