L’inchiesta di Bibbiano è ormai diventata un caso politico. Lega e Cinque stelle hanno proposto di istituire una Commissione di inchiesta; il Ministro Bonafede ha annunciato di aver creato una “Squadra Speciale” – senza però chiarire con quali poteri – per la difesa dei diritti dei minori; infine i social si sono scatenati contro un presunto “Partito di Bibbiano”.

In questo flusso continuo di notizie, che spesso non ci permettono di distinguere le opinioni dai fatti, nessuno si è posto la domanda chiave: al di là delle responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura, come è stato possibile che nessuno controllasse l’iter degli affidamenti? 
La motivazione va ricercata nel fatto che a oggi i servizi sociali hanno un potere assoluto di segnalazione di eventuali situazioni di disagio in cui si dovessero trovare i minori. La legge prevede infatti che i servizi sociali abbiano il dovere di approntare un piano di aiuto per le famiglie in difficoltà.

Spesso, però, si salta questo passaggio che sarebbe fondamentale per affrontare situazioni molto delicate. La segnalazione arriva dunque direttamente al Giudice che – anche senza sentire i genitori e basandosi solo sulla versione dei servizi sociali – può allontanare un minore e decidere in quale casa famiglia mandarlo, a spese del Comune di residenza del minore. A questo punto il Giudice può decidere di convocare i genitori, ma, come accade più spesso, delegare sempre ai servizi sociali di effettuare, senza alcuna garanzia del diritto di difesa, tutti gli accertamenti del caso. Accertamenti che non hanno l’obbligo di essere documentati o videoregistrati, con la conseguenza che un genitore possa vedersi attribuire affermazioni che non ha mai fatto, senza alcuna possibilità di replicare.

Gli affidamenti fuori famiglia dovrebbero durare al massimo 24 mesi, ma anche su questa scelta il potere discrezionale degli operatori è assoluto: secondo i dati del Ministero del Welfare, nel 62% dei casi il limite dei due anni è ampiamente superato e nel 40% dei casi i bambini non fanno più ritorno a casa.

È evidente dunque che le commissioni di inchiesta e gli agenti speciali saranno utili per far luce sulle responsabilità del caso di Bibbiano ma non potranno impedire che in futuro altri bambini siano allontanati dalle loro famiglie di origine, senza alcuna forma di controllo preventivo che giustifichi l’allontanamento o successivo che verifichi la situazione del minore dopo l’allontanamento.

In Senato giace la proposta di legge della Senatrice Ronzulli che potrebbe cambiare il sistema. Approvarla in tempi rapidi sarebbe il segnale che la politica tiene veramente ai diritti dei minori e che non li usa solo per fare propaganda politica.

* Avvocato del Comitato Scientifico de Il Familiarista, portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di Giuffrè Francis Lefebvre

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