Niente più dichiarazione al Comune per poter usufruire dello sconto del 50% sull’Imu previsto per chi ha ceduto il proprio appartamento in uso a figli o genitori . Dichiarazione non più dovuta neppure in caso di locazioni a canone concordato. Per tutti gli altri casi la scadenza per la dichiarazione slitta al 31 dicembre. Le novità nel Decreto Crescita che sta per essere definitivamente convertito in legge.

Stop alla burocrazia per comodato e locazioni agevolate. Per le case in comodato è previsto il taglio del 50% di Imu e Tasi. Le legge che ha introdotto lo sconto aveva previsto, però, l’obbligo di presentare la dichiarazione al Comune per poter applicare l’agevolazione. Stesso obbligo in caso di immobili dati in locazione con contratti a canone agevolato, per i quali lo sconto sulle imposte municipali è del 25%. Ora, invece, non c’è più nessun obbligo in questo senso e il Comune non potrà più richiedere l’attestazione del possesso dei requisiti previsti per godere del taglio delle imposte.

In quali casi c’è obbligo di presentazione. La dichiarazione Imu/Tasi resta dunque obbligatoria solo in pochi casi, legati a fatti dei quali il Comune non può essere a conoscenza se il contribuente non lo comunica. Si tratta dei casi di immobili: dichiarati inagibili; di proprietà di appartenenti alle Forze armate che non vi risiedono; assegnati dal giudice a seguito di separazione o divorzio che si trovano in un Comune diverso da quello nel quale è stato celebrato il matrimonio o diverso da quello di nascita; per i quali si è verificato l’acquisto o la cessazione dell’usufrutto legale da parte dei genitori. La dichiarazione è dovuta anche in caso di coniugi proprietari di due immobili nello stesso Comune per indicare la casa scelta come abitazione principale e quindi esente da imposte. L’atto va presentato una volta sola dell’anno successivo a quello in cui si sono verificati i fatti che incidono sul pagamento o sul diritto ad utilizzare le agevolazioni.

Più tempo a disposizione. Chi è tenuto alla presentazione, comunque, da quest’anno avrà più tempo a disposizione. Ci saranno infatti sei mesi in più fin da subito perché il Decreto ha spostato la scadenza in avanti dal 30 giugno al 31 dicembre.

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