MILANO – Il Documento di economia e finanza torna sotto la lente degli addetti ai lavori della finanza pubblica con la seconda giornata di audizioni davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.
 

L’Istat e l’aumento dell’Iva

Il presidente dell’Istat Blangiardo ha portato in Parlamento una simulazione di cosa succederebbe ai prezzi e ai consumi italiani in caso di mancata disattivazione delle clausole di salvaguardia per il 2020, che riguardano in larga pare l’aumento dell’Iva di 3,2 punti per l’aliquota ordinaria e di 3 punti per quella ridotta. “Ipotizzando un immediato trasferimento di tutto l’incremento d’imposta sul fronte dei prezzi”, ha detto Blangiardo, “l’effetto sui prezzi sarebbe intorno a 2 punti percentuali e costante nei mesi successivi”. Istat prende atto che il Def non ipotizza che l’aumento dell’imposta venga ‘scaricato’ interamente sui prezzi, ma nell’ordine del 60-70 per cento, e quindi conclude che “l’incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell’ordine di 0,2 punti percentuali”.

Venendo alle stime sugli effetti fiscali del dl Crescita – del quale, come ha sottolineato in commissione il dem Marattin, ancora mancano i testi – la revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l’aumento della deducibilità Imu contenuti nel decreto crescita “sono attesi generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali”, ha detto il presidente Istat sottolineando che “la riduzione Ires risulta maggiore per l’industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie)”.

Complessivamente, l’Istat ha giudicato come “verosimile” l’ipotesi di una crescita allo 0,2% nel 2019, come stimato dal governo nel Def.

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