MILANO – I magistrati contabili sollevano alcune perplessità sull’utilizzo del Fondo del bilancio statale sul quale confluiscono i cosiddetti “conti dormienti“, quelli che restano nelle banche senza esser ‘reclamati’ o movimentati per dieci anni. “Le entrate del Fondo non costituiscono vere e proprie riserve pubbliche perché possono essere reclamate dagli aventi diritto (titolari o successori mortis causa) entro il termine di prescrizione ordinaria decennale attraverso una procedura di accertamento essenzialmente priva di profili discrezionalì”, dice la Corte dei Conti.

Proprio sulla finalità di indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie tramite queste risorse, la Corte dice che si reca un “doppio danno” alle vittime “sia in termini di frode subita che di aleatorietà nel risarcimento e a tal proposito è auspicabile un intervento normativo chiarificatore”. Con l’ultima legge di Bilancio, il governo ha disposto che dal Fondo dei Conti dormienti vengano destinati al Fondo per rimborsare i risparmiatori che hanno investito nelle banche liquidate negli scorsi anni, per un valore di oltre 1,5 miliardi nel corso del triennio.

La Corte insiste anche sulla gestione del veicolo, che è affidata alla Consap dal Tesoro. Per i magistrati contabili, “l’ingente costo, sostenuto per il personale dalla concessionaria Consap, non è giustificato in relazione sia al numero delle unità annualmente assegnate, sia alla relativa percentuale lavorativa, anche attesa la mancanza di una peculiare caratteristica tecnica. Gli obblighi di indennizzo previsti dalla normativa più recente” a tutela dei risparmiatori “impongono un notevole impegno dell’amministrazione finanziaria nel darvi compiuta attuazione, al fine di non reiterare le criticità rilevate nella gestione del Fondo istituito nel 2006′.

La Corte evidenzia anche che “è da considerarsi peraltro che successivi interventi legislativi hanno destinato cospicua parte di tali proventi ad altre finalità come la social card, la ricerca scientifica, Alitalia, il fondo di ristoro finanziario, Fir’. La Corte conclude dunque che “sui rapporti potenzialmente dormienti è necessario dare vita, anche attraverso l’utilizzo dell’anagrafe tributaria, a una serie di action plan per rafforzare le attività di riscontro dei decessi e l’identificazione e ricerca dei beneficiari al fine di escludere l’ipotesi di dormienza”.

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