ROMA – Alberto propone un account Instagram con 24 mila fan per poco più di duecento euro, trattabili. Il nome, assicura, può essere cambiato senza problemi. Claudio, invece, ha a disposizione una pagina Facebook che conta 200 mila seguaci. Può diventare nostra al costo di 850 euro. “Non voglio svenderla”, spiega. Facile come scambiare figurine Panini. Invece, si tratta di pagine e gruppi social che possono diventare bersaglio di propaganda e notizie false. Basta acquistarle, modificarne il nome e il gioco è fatto. Una compravendita che ha consentito di guadagnare migliaia di seguaci a molte delle pagine Facebook vicine a Lega e Movimento Cinque Stelle, chiuse da Menlo Park nei giorni scorsi. Pagine cresciute grazie a messaggi disimpegnati, poi passate di mano, e diventate un arsenale attraverso cui inquinare il dibattito pubblico.

Bombe sexy, sport, oroscopo e programmi tv per far crescere il numero di fan

Donne, sport, oroscopo e programmi tv: erano questi i post condivisi in origine da queste pagine Facebook. Dei contenuti acchiappa-like che gli avevano permesso di guadagnare fan dopo fan, fino a raggiungere complessivamente la cifra monstre di 2,46 milioni di seguaci. Un pubblico di donne e uomini che sul social cercava solo un po’ di sano intrattenimento: il buongiorno al mattino, la curiosità sul proprio attore preferito, il rilassante video di un gatto ipnotizzato davanti allo specchio. Peccato che lo stesso bacino di utenti sia diventato bersaglio della propaganda di impronta gialloverde. Così chi seguiva quelle pagine è passato dal veder comparire sulla propria bacheca le immagini di modelle in bikini al volto di Salvini o di Di Maio. Dal leggere le ultime previsioni astrali ai post sui “soldi sperperati dai deputati Pd per difendere i loro privilegi” da condividere “se sei indignato!1”. Dai gol più belli di sempre alle informazioni false su migranti e vaccini. “Una truffa”, la definisce Luca Nicotra, responsabile delle campagne italiane di Avaaz, l’organizzazione no-profit che ha contribuito al blocco delle pagine attraverso un’indagine finita sui tavoli della rete di Mark Zuckerberg.


Così le pagine Facebook pro M5S e Lega hanno conquistato i loro follower

Il trucco del cambio di nome

La ricerca ha messo sotto gli occhi di Menlo Park la violazione da parte delle pagine di alcuni dei termini di servizio del social. Sono stati questi trucchetti, e non i contenuti condivisi, a determinarne la chiusura. Nell’ottica di un maggiore controllo in vista delle elezioni europee. Prima di tutto, le pagine erano gestite da account duplicati o falsi. Poi abusavano di un’opportunità che Facebook concede agli amministratori di una pagina social: cambiarle il nome. Una pratica consentita entro certi limiti. Non per passare in maniera fraudolenta da un genere di contenuto a un altro diametralmente opposto. Come dagli spettacoli alla politica. Per questo per la modifica è necessario fare richiesta. Le domande vengono successivamente vagliate e i tempi di attesa variano da qualche ora a un paio di giorni. Per aggirare ogni confine, però, basta poco.


Così le pagine Facebook pro M5S e Lega hanno conquistato i loro follower

Controlli aggirati modificando una parola per volta

“Online si trovano anche delle guide su come modificare il nome di una pagina Facebook eludendo i controlli — prosegue Nicotra —. Uno dei trucchi più utilizzati è cambiare una parola per volta fino ad arrivare al risultato desiderato, oppure sfruttare dei termini simili”. Per esempio “Lega Salvini Premier Santa Teresa di riva” era nata come “Associazione allevatori della provincia di Messina”, ma nel luglio del 2018 e in cinque passaggi, fatti in altrettanti mesi, era diventata sostenitrice del ministro dell’Interno. Della pagina corporativa aveva, però, conservato il pubblico, fino a maturare con il tempo 129mila follower. Ed è proprio grazie a loro che ha reso virale un falso pensato ad arte, condiviso da molti indignati. Si tratta di un video che mostra dei presunti migranti intenti a distruggere una macchina dei carabinieri. Il filmato, che ha quasi 10 milioni di visualizzazioni, è in realtà la scena di un film. La bufala è stata smascherata molte volte negli anni, ma nonostante questo continua ad essere condivisa. Un discorso simile vale per “Il Peggio del Grande Fratello 2018” che ha ha smesso di dilettare i propri seguaci con le novità del programma tv il 7 giugno del 2018, esattamente tre giorni dopo la finale della trasmissione. Da quel momento si è trasformata in una pagina dal nome leggermente diverso. Il suo obiettivo non sarebbe più stato condividere il peggio del Grande Fratello, ma “il Peggio del Pd”. Poi è stata la volta di “I love Salvini il Peggio del Pd” e “I love Salvini”, per arrivare — infine —a “Lega Salvini Sulmona”. Ma a volte non c’è stato bisogno di cautela. I cambiamenti sono stati repentini. “Bombe sexy” creata il 15 gennaio 2013, il due febbraio dello stesso anno è diventata “Non ci resta che ridere” e dopo appena 24 giorni ha assunto la propria identità definitiva: “Vogliamo il movimento cinque stelle al Governo”.

La compravendita di pagine e gruppi social

Una tecnica tra le tante, come quella che sfrutta la possibilità di acquistare dei contenuti a sfondo politico da condividere saltuariamente insieme a meme e gattini, in modo da non dare troppo nell’occhio. In realtà non è nuova e fa già parte delle vecchie modalità di propaganda social, oggi sempre più veicolata da botnet e WhatsApp. Anche delle pagine in favore dell’ex premier Matteo Renzi la utilizzarono, a quanto pare non molto efficacemente, durante il referendum costituzionale del 2016 che ne sancì il tramonto. All’epoca Vice Italia scoprì che alcune pagine di memi e serie tv erano diventate cavalli di Troia per contenuti pro sì. Non è neanche un fenomeno limitato ai confini nazionali. Il 24 aprile scorso, sempre grazie alle segnalazioni di Avaaz, Facebook ha annunciato di aver chiuso in Spagna almeno 17 pagine vicine all’estrema destra. Tra cui, per esempio, ce n’era una che aveva inaugurato i battenti promettendo film gratis per tutti. “Si tratta di una tattica molto comune e dietro il quale c’è un florido business”, spiega Matteo Flora, esperto di marketing digitale. Infatti, spesso sono pagine passate da una mano all’altra grazie a una compravendita di pagine o account sui social network. C’è chi lo fa per professione e chi, invece, a livello amatoriale. “Non esiste un listino prezzi, perché molto dipende da quanto è attiva la pagina, ma poche settimane fa il costo per 40mila seguaci era di un centinaio di euro, mentre si possono spendere anche 600 euro per pagine con 130mila fan. Sicuramente non sono dei costi proibitivi”. 

850 euro per 250mila seguaci

L’acquisto non è difficile. Ci proviamo anche noi iscrivendoci a uno dei tanti gruppi Facebook per “Vendere e comprare pagine o gruppi social”. Le offerte fioccano e parliamo con diverse persone che chiamiamo con nomi di fantasia. Contattiamo Alberto che ci propone una pagina Instagram (segno che il problema è comune anche alla piattaforma per le immagini) con 24 mila fan. Il genere di contenuti? In un post condiviso compare una foto dallo spazio del nostro pianeta con su scritto: “Una modella fa 500 like, quanti ne fa la Terra?”. E assicura: “Sono molto conosciuto nel settore, con Instagram ci lavoro, e di me ci si può fidare”. Rita ha due pagine Facebook che riprendono le battute di icone del cinema comico italiano. Claudio, invece, ha una pagina Facebook dedicata a Valentino Rossi con oltre 200mila seguaci. Chiede 850 euro. Non male, ma rifiutiamo. I fan del pilota-campione rimangono a disposizione del prossimo acquirente. Ignari che potrebbero presto sostituire quelli delle pagine Facebook pro Lega e Cinque Stelle appena chiuse.



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