Le attuali regole si applicano per chiunque abbia disdetto da gennaio 2019 in poi, quindi riguardano anche la lettrice. Sono state in effetti già recepite nel contratto Vodafone (tra i primissimi operatori a farlo appieno). Dove si legge: “il Cliente che abbia aderito all’offerta di cui all’art. 2.2 m), che effettua, prima del termine di durata minima del contratto, una disattivazione o un cambio del piano, un recesso dal Contratto di Abbonamento o dal Contratto ADSL o dal Contratto Telefono Fisso, oltre al pagamento delle eventuali rate residue del terminale in un’unica soluzione o, a scelta, rateizzate con la stessa cadenza e lo stesso metodo di pagamento precedentemente scelto, alla restituzione totale o parziale degli sconti beneficiati che saranno richiesti da Vodafone in modo equo e proporzionale alla durata residua dell’eventuale promozione”.

Ora, se si riesce a sopravvivere al burocratese delle C maiuscole, si colgono due novità: la possibilità di continuare a rateizzare lo smartphone anche dopo la disdetta e “alla restituzione totale o parziale degli sconti beneficiati che saranno richiesti da Vodafone in modo equo e proporzionale alla durata residua dell’eventuale promozione”. Quei 245,90 euro invece sono il costo totale per recesso anticipato delle offerte con smartphone e compaiono solo nei vecchi contratti. Una sentenza del Corecom di aprile 2019 (proprio per un’analoga controversia con Vodafone) reputa legittimi quei 245,90 euro e li riferisce a costi promozionali o sconti di cui l’operatore si è fatto carico. Secondo il Corecom, è corretto che l’utente li restituisca perché avrebbe sempre potuto prendere un’offerta a prezzo pieno, senza sconti né costi di uscita.

La sentenza è però antecedente alla presa di posizione di Agcom che, come detto, stabilire regole retroattive (da gennaio scorso in poi), quindi l’attuale contratto Vodafone (senza quei 245,90 euro da pagare sempre per forza) si applica anche alla lettrice.
Dato che ora si applica però una formula progressiva per la restituzione degli sconti (in base alla durata residua del contratto, come si legge), non si può sapere a priori quale sia l’importo esatto da pagare. Certo, gioverebbe che gli operatori scrivessero a chiare lettere la formula per calcolare il costo di disdetta per ciascun utente.
In ogni caso non dovrebbero essere 245,90 euro ma una cifra inferiore (poiché l’importo comincia a scendere dal secondo mese di contratto, progressivamente).

L’utente può contestare la fattura con un reclamo via pec o raccomandata chiedendo le si applichino le nuove regole e quindi quei 245,90 euro siano ricalcolate. Va detto che da contratto Vodafone il reclamo su una fattura andrebbe fatto entro 45 giorni; ma forse un Corecom terrà conto del fatto che siamo in una fase di opaca transizione e che quindi il lettore può essere venuto a sapere delle nuove regole solo una volta scaduti quei 45 giorni.
 

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