Gli italiani aumentano la spesa per i propri consumi alimentari. Dopo un 2018 chiuso in calo, l’Ismea (su dati Nielsen) ha riscontrato un aumento della spesa dell’1,1% nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La tendenza generale continua a essere quella dei beni confezionati (+2%) a discapito di quelli sfusi (-0,9%) e, nonostante la grande tradizione mediterranea, continuiamo a comprare sempre meno pane (-2,1% in volumi) a tutto vantaggio dei suoi sostitutivi i cui acquisti crescono in modo simmetrico (+2%). Giù anche il latte fresco (-1,4%) e bene i formaggi molli (+1,6%). Il quadro è piuttosto chiaro, e non da oggi: abbiamo sempre meno tempo per cucinare (o meno voglia) e lo testimonia soprattutto quel +13% degli acquisti di piatti pronti e preparati.

Ma c’è un altro dato che testimonia come i consumatori italiani siano sempre più consapevoli e attenti al risparmio: un prodotto su quattro è stato acquistato a prezzo scontato. C’è quindi una maggiore abitudine a confrontare le offerte e, in generale, a rinunciare al proprio biscotto o formaggio preferito per sostituirlo con uno in offerta.

Nel dettaglio si scopre che, oltre a spendere di più, nei primi sei mesi dell’anno gli italiani sono stati più disponibili ad aprire il portafogli per prodotti non di prima necessità come i vini e gli spumanti. Questa categoria di prodotti ha visto crescere la spesa del 5,6% rispetto al periodo gennaio-giugno 2018. Calano invece, e non di poco, le vendite di oli e grassi vegetali (-7,8% di spesa) ma questo è dovuto soprattutto all’anno nero dell’olio d’oliva che ha subito pesanti perdite in termini di raccolto. In particolare è stata la vendita diretta a subire il tracollo dei volumi acquistati (-37%) mentre ha tenuto la Gdo (+4%). 

Buone notizie per il settore della carne, che dopo un periodo di crisi si sta lentamente risollevando. A eccezione del maiale che resta stabile (+0,1%) aumentano gli acquisti di carne bovina (+2% in volumi), pollo e tacchino (+1,2%) e di salami, che bilanciano il calo nelle vendite di prosciutti e dei wurstel.

Nel settore della frutta e della verdura il fattore stagionale incide molto, si tratta quindi di dati che non necessariamente rispecchiano una differente abitudine di acquisto. Stagioni anomale ed eventi estremi hanno compromesso la raccolta delle patate, diminuendo il volume degli acquisti (-3,4%) e aumentandone il prezzo (+6%); stesso discorso per gli ortaggi freschi in generale. 

Ci sono, però, due tendenze ormai consolidate che anche l’ultimo report ha confermato. Il crescente interesse per la frutta secca a guscio (+12% in termini di volumi) e per gli ortaggi di quarta gamma, vale a dire soprattutto insalate già lavate, tagliate e imbustate.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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