MILANO – A pochi giorni dal dato lievemente migliore delle attese sulla crescita del Pil nel primo trimestre comunicato dall’Istat, dalla Banca d’Italia arriva l’invito a tenere alta la guardia.  “I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalla congiuntura economica internazionale sono in aumento”, spiega Via Nazionale nel rapporto sulla stabilità finanziaria, e “le previsioni sulla crescita del Pil sono state riviste al ribasso anche in Italia”. Questo il monito della Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria secondo cui “l’alto livello del debito pubblico rende l’economia italiana esposta alle tensioni sui mercati finanziari e riduce la capacità della politica di bilancio di sostenere l’attività produttiva di fronte a fasi di rallentamento”.

Per Bankitalia lo spread è ancora un osservato speciale per le nostre finanze: “Se i rendimenti all’emissione dei titoli di Stato italiani dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati, nel biennio 2019-2020 si avrebbe una spesa complessiva per interessi sul debito pubblico di circa 4 miliardi superiore a quella che si sarebbe avuta con i tassi attesi dai mercati ad aprile dello scorso anno”.

Via Nazionale ricorda poi che le tensioni sui nostri titoli si stann facendo sentire anche sui prestiti. “Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti” alle famiglie mentre per i prestiti alle imprese l’imaptto è limitato grazie alla concorrenza fra le banche. Secondo Bankitalia “rispetto allo scorso settembre i margini applicati dalle banche sui mutui a tasso fisso sono cresciuti di quasi 50 punti base, mentre quelli sui mutui a tasso variabile si sono mantenuti stabili; la differenza riflette verosimilmente l’esigenza degli intermediari di compensare l’incremento del costo della raccolta obbligazionaria”. Qualora il divario di costo tra i finanziamenti a tasso fisso e quelli a tasso variabile continuasse ad ampliarsi, la ricomposizione verso i mutui a tasso variabile potrebbe procedere rapidamente, come accaduto nel 2009, accrescendo l’esposizione delle famiglie ai rischi di futuri rialzi dei rendimenti di mercato. “Il costo del debito è comunque ancora molto basso rispetto al passato e ciò si riflette positivamente sulla sua sostenibilità” chiosa il rapporto.

 

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