MILANO – L’India supererà gli Usa tra i motori dell’economia globale. Non stiamo parlando di scenari lontani anni luce, ma qualcosa che accadrà nel giro di un quinquennio.

I prossimi saranno anni difficili, questo è certo. Dagli incontri del Fmi sono emersi chiari i segnali di debolezza che sanno dietro il taglio al +3% della crescita globale quest’anno, con molti indicatori che rimandano alla memoria quanto accadde nel periodo della crisi finanziaria. Le tensioni commerciali e geopolitiche non aiutano certo a sperare in una repentina inversione di traiettoria, anzi le Banche centrali si sono da tempo riarmate per cercare di controbattere a una possibile recessione in vista.

Crescita economica, l'India peserà più degli Usa nel giro di cinque anni

A chi saranno affidate le chiavi della crescita in questo periodo? Una rielaborazione di Bloomberg sui dati del Fondo monetario dice che la quota di crescia mondiale in mano alla Cina è vista in calo dall’attuale 32,7% al 28,3% nel 2024. Una riduzione tutto sommato accelerata per il Paese che ha da poco licenziato una crescita trimestrale in calo al 6%, minimi da un terntennio. Nel complesso, però, il male di Pechino è diffuso: al rallentamento prenderà parte il 90% delle economie osservate.

Crescita economica, l'India peserà più degli Usa nel giro di cinque anni

Secondo i calcoli dell’agenzia finanziaria Usa, alle spalle della Cina non ci saranno più gli States, che contribuiranno per il 9,2% alla crescita mondiale dal 13,8% attuale. La quota indiana è infatti vista in forte crescita al 15,5%. L’Indonesia continuerà a presidiare il quarto posto, in leggero calo al 3,7%. La proiezione per il Regno Unito è traumatica, complice Brexit: l’apporto di Londra all’economia globale è da 13esimo posto, fuori dunque dalla top ten. Invece la Russia, che non se la passa in maniera eccelsa come dinamica del Pil, dovrebbe comunque beneficiare della stagnazione giapponese per salire al quinto posto globale tra i “growth contributor”, i fautori dell’espansione. Il Brasile salirà dall’11esimo al sesto posto, la Germania è vista stabile al settimo. Turchia, Messico, Pakistan e Arabia Saudita vedranno crescere il loro peso, Spagna, Polonia, Canada e Vietnam usciranno dai primi 20.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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