Una vita lancia in resta contro il monopolio delle multinazionali straniere sui concerti rock. Dalla provincia veneta, Valeria Arzenton, a capo di una holding degli spettacoli, Zed Entertainment, che ha fondato assieme a due amici, si misura con le major americane e tedesche che promuovono eventi musicali nel mondo: la Live Nation con sede a Beverly Hills e la Cts Eventim, che ha base a Brema, con le rispettive biglietterie Ticketmaster e Ticketone.

L’obiettivo dell’imprenditrice è realizzare un circuito virtuoso sotto un proprio brand, Zed come marchio di fabbrica per servizi di qualità per gli artisti e per il pubblico, di stampo mitteleuropeo che in Italia non sono considerati. “Il pubblico vuole vivere l’esperienza, vuole essere sempre più protagonista dell’evento, ed è quello che ci impegniamo a fare”.

L’azienda, divisa in diversi comparti con 30 dipendenti fissi e collaboratori a partita Iva, conta dodici strutture per eventi e spettacoli di musica dal vivo tra proprietà e gestione in tutto il Nord d’Italia; un fatturato di 15 milioni di euro per la promozione dei concerti, i servizi e la biglietteria, sette i milioni di ricavi dal food & beverage e di parcheggi che gestisce in esclusiva. La Diz, Developement investment Zed, dirige le strutture con contratti di esclusiva mentre a Sol Eventi, di cui Arzenton è amministratrice delegata, fa capo la pianificazione e programmazione dei concerti.

Valeria Arzenton ha cominciato fin dal liceo a organizzare, prima una serata ogni tre mesi, poi ogni mese, per arrivare agli oltre 200 spettacoli all’anno di oggi. È nata ad Abano Terme il 13 ottobre del 1974. Papà veneto e mamma austriaca di Kitzbühel: Adriano, commerciante all’ingrosso di cereali e amante della vita, e Helga, solida e concreta. Per lei e i suoi fratelli più grandi, Alessandro e Cristina, l’infanzia e la prima adolescenza sono ad Este, in campagna, sotto i Colli Euganei, a una trentina di chilometri da Padova. “Tre cani e dieci gatti, e fino a 13 anni è stata una vita fantastica. Auguro a ogni bambino di crescere in campagna, è ossigeno per la testa e per il cuore e dà sfogo alla creatività. Ricordo che per i miei compagni di scuola, i pomeriggi di gioco a casa mia erano un’esperienza esaltante”.

Trascorre i mesi delle vacanze scolastiche nel New Jersey ospite di una zia: “Il viaggio americano è stato un sogno e mi ha avvicinata al mio primo concerto: George Michael allo stadio di Philadelphia. Forse quel giorno, con quel biglietto, con quella nuovissima emozione, senza saperlo avevo gettato le basi del mio futuro professionale”.

Quando arriva alle scuole superiori, suo padre cambia attività, da grossista a mediatore e la famiglia si trasferisce in una zona più vicina al centro di Padova. Valeria studia al liceo classico Tito Livio, “un’istituzione culturale che oggi come non mai apprezzo per la formazione che mi ha offerto, nonostante gli studi duri e faticosi. L’ho scelto in automatico, l’aveva fatto mio fratello, mi è sembrato il percorso più naturale. Mi sarebbe piaciuto fare la giornalista, ho sempre amato scrivere, però a quell’età non hai le idee ben chiare”.

Durante il liceo fa amicizia con Diego Zabeo, di cinque anni più grande, “mio socio di sempre. Nelle radio era famoso con il nome di Zed, aveva un grande carisma, faceva trasmissioni e attività legate all’intrattenimento. Questo lavoro l’ho cominciato dalla base con lui, organizzavamo eventi, poi si è aggiunto Daniele Cristofoli con cui condividiamo da oltre 25 anni un sogno inscalfibile”. Dopo la maturità si iscrive a Scienze Politiche, “non sapevo cosa fare, ero in crisi. Studiare e lavorare insieme è sicuramente un grande sacrificio, ma mi ha permesso di raggiungere con più velocità e determinazione il traguardo della laurea; non avevo tempo da perdere e quindi correvo, correvo e dovevo farcela, esame dopo esame. È stata una palestra della determinazione, il famoso detto ‘volere è potere'”.

Lei e il suo team erano degli improvvisatori: feste, veglioni di Capodanno, dance in strutture diverse, un business estemporaneo e remunerativo. “La nostra attività imprenditoriale, che in quel momento era quasi un gioco con profitto occasionale, inizia con alcuni eventi di Capodanno in vari palazzetti del Nord Est. Siamo partiti col gestirne uno per arrivare anche a tre in contemporanea e ricordo le serate del 31 dicembre con le bufere di neve o con i controlli delle autorità, affrontando e risolvendo via via criticità e imprevisti”.

Nel terzetto dei soci Zed, Valeria Arzenton si ritaglia subito il ruolo di factotum e problem solver, cura la biglietteria, lo staff, va in giro a vendere i biglietti e a fare promozione. “La nostra area geografica era molto ricca e densamente popolata, Padova una florida città universitaria, e non c’era in quel momento nessun promoter che organizzasse concerti nel territorio. Sapevamo che era ed è un mondo molto chiuso, fatto da pochissimi operatori, devi avere soldi e credibilità, cose difficili all’inizio. Io dissi: proviamo. Abbiamo bussato a tante porte, eravamo giovani, ci guardavano con diffidenza. Decidemmo di rivolgerci a qualcuno del mestiere e chiedergli di farci lavorare: un friulano, Loris Tramontin, e il veronese Ivano Massignan”.

Iniziano come galoppini ma avevano lo spirito di imprenditori e non volevano rimanere a guardare. Le tappe memorabili per l’imprenditrice veneta sono il 24 aprile del 1997 quando con i suoi soci, affiancando uno dei due promoter, allestisce il concerto degli Articolo 31 al palazzetto dello sport di Treviso. “Non sapevamo nulla di nulla, di biglietteria, di Siae, di palchi e di promozione, ma avevamo una carica straordinaria e riempimmo lo show contrariamente alle aspettative di tutti”.
Arriva l’evento con Raz Degan, testimonial della Jagermeister (lo spot in tv si chiudeva con il claim “sono fatti miei”). L’attore era ospite con alcuni dj della serata conclusiva dell’anno scolastico nel 1997 al Parco acquatico di Padova. Decidono di prendere in carico l’organizzazione dello spettacolo, vendono i biglietti dappertutto, ma non avevano previsto che la prevendita si sarebbe quadruplicata la sera dell’iniziativa. Vengono sorpresi da una fiumana di persone che vuole partecipare, strade e autostrada intasate. C’è qualche preoccupazione anche per l’ordine pubblico, il parco non può contenere tutta quella gente e manca un adeguato servizio di sicurezza. A 15 mila spettatori la questura blocca gli ingressi, e la folla allora pur di entrare sfonda la recinzione del parco. “Un successo del genere fu unico e non più replicato. Io quella lì la chiamo gavetta, per fortuna non accaddero incidenti e fu una grandissima lezione: avevamo capito per la prima volta la dinamica di tante cose che impari strada facendo”.

La massima ambizione era organizzare un concerto da soli. “Cominciavamo ad essere attendibili, attiravamo l’attenzione delle società di produzione”. Il primo concerto importante gestito in proprio fu quello di Angelo Branduardi, il 14 novembre dell’anno dopo, in una struttura nuova a Vicenza, il Centro sport Palladio. “Servizi con taglio sartoriale, una fatica indicibile, ma facemmo sold out: era ormai chiara la direzione che stavamo imboccando”. Seguono settembre 2000 con l’inaugurazione dello Stadio di Padova con la migliore data italiana del tour di Luciano Ligabue, “e da lì i grandi produttori del live si accorsero di noi, si apriva un varco per entrare in quel mondo”.

Nel 2001 tocca a Bon Jovi e a Vasco Rossi, poi arrivano Rem, Metallica, Roger Waters, Jovanotti, Baglioni, Ramazzotti. In un crescendo costante di impegno e di sacrifici. “Perché è una catena lavorativa sempre attiva, natale, ferragosto, santo Stefano. È un sacrificio molto grande. La persona che sto frequentando per fortuna lavora nel mio stesso ambiente. Non ho figli, è stata una scelta, mi è passata via la vita facendo cose, tanto che non me ne sono accorta, non avevo mai tempo. Forse sono stata egoista o altruista, non lo so, mai sentita pronta per un figlio, avrei avuto sensi di colpa. Spero sia stata la decisione giusta ma era quella che mi sono sentita di fare. Ho conosciuto la malattia e la morte tramite mio papà, scomparso due anni fa; anche da quella ho estratto una lezione importante, una famiglia che lottava, Alzheimer è una malattia che consuma, però ti fa vedere tutti i colori della vita. Questo mi rassomiglia, cerco di vedere sempre il bene e anche il male che fa reagire e ti spinge a cercare qualcosa di meglio”.

Via via che l’esperienza di Zed Entertainment cresce e i risultati sono sempre al top, quella dimensione lavorativa comincia a farsi un po’ stretta. Nasce l’interesse sul business dei grandi eventi. “Si trattava di colmare il vuoto di gestione degli spettacoli dal vivo del nostro territorio. Il mondo della dance era in calo, in quel periodo i locali cominciarono a chiudere, scoppiò la crisi della Riviera romagnola, intuivamo che quel mercato avrebbe avuto ancora poco da dire. Provammo a fare qualcos’altro, fiutammo il trend, non più stagioni fisse in discoteca, ci focalizzammo sui concerti con uno spettacolo ogni tre, quattro mesi, Mango, Raf, alcuni artisti emergenti, Biagio Antonacci”. E da lì capiscono la necessità di stringere rapporti con i media locali, giornali, le radio con più ascolti, il tessuto sociale, cercano di essere molto innovativi nella promozione, non qualche manifesto dove capita, l’approccio è più dinamico. Anche con Luca Carboni è il tutto esaurito.

Oltre al loro entusiasmo cresceva il livello di attenzione verso questo gruppo di giovani, il brand Zed, portatore di novità. “Abbiamo pensato di concentrarci sulla gestione delle strutture, dove altri non avevano messo gli occhi. Il 2009 è stato l’anno del Gran Teatro Geox, una struttura privata che, benché sia una tenda, è un teatro a cinque stelle. Ci sono passati Fo e Dylan, due Nobel. E da lì siamo andati avanti”. Il Geox arriva a 2600 posti, tutti frontali e degradanti ma tolte le poltrone diventano 4000. “Per questo possiamo fare Alice Cooper Europe e molto più rock”. E non c’è solo Geox: c’è il Gran Teatro Morato a Brescia, lo Stadio Euganeo di Padova, i palazzetti da 6-7 mila persone a Conegliano, Mantova, Forlì e Montichiari a Brescia.

“In questo momento della nostra crescita ho sentito l’esigenza di crearmi una mia biglietteria, volevo parlare col mio pubblico, cerco sempre di interpretare quello che vuole. Assistenza atipica nelle strutture come la traduzione nel linguaggio dei segni, servizi igienici lillipuziani per i bambini, poltrone extracomfort, a richiesta maggiordomo sul posto, cibi per le varie intolleranze alimentari, biglietteria Fastickets strutturata secondo le esigenze del pubblico, con tariffe family. Nel backstage bistrot riservato per gli artisti, camerini a cinque stelle, palestra”.

Non si aspettava Valeria Arzenton di fare concorrenza a Ticketone ma l’anno scorso la questione è finita in tribunale. “Sostenevano che non potevo vendere con la mia biglietteria”. L’imprenditrice ha vinto la causa, Ticketone non ha fatto ricorso, “in realtà la loro era una strategia per acquisire la nostra azienda. Io sono orgogliosa, devo difendere il nostro business, non accettavo di cedere la mia biglietteria”. La lotta che ha ingaggiato contro le multinazionali l’ha portata all’Antitrust. “Non mi sono fermata, mi sono ribellata al sistema iniquo del live, volevano distruggere le mie competenze, boicottarmi, sbarrarmi la strada. Il 18 novembre 2018 ho chiesto un’audizione all’Autorità per la tutela del mercato, ho presentato una denuncia, ho raccontato la mia storia. Mi sono costituita parte civile e l’Antitrust sta cercando di debellare l’abuso di posizione dominante della multinazionale tedesca che ha prodotto il Festival di Sanremo. Nel settore mi hanno identificata come la paladina del cambiamento”.

Con Ticket master c’è stato un discorso diverso. “Mantengo la mia indipendenza e accetto di far parte del loro progetto italiano. A Londra, ai tavoli più importanti di trattativa, ho conosciuto il management, mi hanno convinta a prendere un’affiliazione. Ho ricevuto un grande sostegno anche morale ed è la prima volta che in questo mercato presidiato da uomini in modo totale, mi sono sentita valorizzata come donna imprenditrice. Per i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina il gruppo Live Nation costruirà una propria struttura, l’Arena Santa Giulia”.

Il grande sogno di Valeria Arzenton è costruire la sua grande arena nel NordEst, da 16 mila posti al chiuso, “stiamo buttando giù le basi, siamo un po’ oltre l’embrione, un sogno complesso, economicamente impegnativo, da 40 a 60 milioni di euro. L’area è individuata. La musica dal vivo porta un indotto importante e pubblico da tutto il mondo”.

Nel tempo libero gioca molto a tennis, è il suo sfogo, ama viaggiare, “bisogna tenere l’adrenalina alta, non mi piace stare in spiaggia a poltrire, divento insofferente, mi stressa. Voglio occupare tutti gli spazi del mio tempo, sto lavorando sull’inglese, vorrei onorare mia mamma con una migliore conoscenza della lingua tedesca e viaggiare, contaminarmi di mondo, di vita, magari anche trasferirmi all’estero. Non ho paura e vedo la mia vita sempre in crescita. Studiare e lavorare secondo me è una grande opportunità, ti obbliga a non sprecare tempo. Il mio sogno è andare avanti. Penso anche a una laurea in Giurisprudenza in terza età”.

 



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