ROMA – Riesplode con forza la guerra dei dazi tra Usa e Cina. E l’economia mondiale, sulla quale aleggia lo spettro di un recessione, trema. A Pechino che impone una stangata su 75 miliardi di dollari di ‘Made in Usa’, Donald Trump risponde con forza annunciando nuove tariffe fino al 30% per alcuni prodotti cinesi. L’annuncio arriva al termine di una giornata di passione per le borse, che si sono piegate sotto il peso dei tweet del tycoon che non ha risparmiato nessuno, arrivando a definire il presidente della Fed Jerome Powell e il presidente cinese Xi Jinping dei ‘nemici’. Trump ha quindi ribadito il proprio distacco da Powell aggiungendo che  se il numero uno della banca centrale Usa decidesse di lasciare la sua poltrona, lui non glielo impedirebbe. “Se lo facesse, non lo fermerei”, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano cosa farebbe se Powell dovesse decidere di dimettersi.

E’ stata la Cina a dare fuoco alle polveri con l’annuncio di nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di beni made in Usa, in risposta alle simili misure americane che saranno operative in parte dall’1 settembre sull’import di prodotti cinesi. Una mossa annunciata nella serata di Pechino, a ridosso dell’avvio di Wall Street. I listini americani hanno aperto in calo vendendo nella stangata della Cina un’escalation della guerra commerciale.
L’intervento da colomba di Powell da Jackson Hole ha rassicurato momentaneamente gli investitori, consentendo un rimbalzo dei listini che hanno letto nella sue parole l’impegno della Fed a intervenire a sostegno dell’economia. Ma si è trattato si una boccata d’ossigeno di breve durata: complici i dazi cinesi di prima mattina, le parole di Powell sono stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Trump. Il presidente americano ha scaricato tutta la sua furia contro Powell e la Cina, spingendosi fino a ordinare alle aziende americane di avviare subito una ricerca per trovare un’alternativa alla Cina.

Le piazze finanziarie europee e Wall Street hanno girato subito in negativo. Milano ha chiuso in calo dell’1,65%, accusando la flessione più pesante fra le borse europee. Wall Street è affondata e ha chiuso in profondo rosso, archiviando la quarta settimana consecutiva di cali. Poco dopo la chiusura è arrivato, sempre via tweet, l’annuncio di Trump di nuovi dazi: dall’1 ottobre saliranno al 30% dall’attuale 25% le tariffe sui 250 miliardi di dollari di Made in China sui quali già pesano dazi. “Sui restanti 300 miliardi di dollari di prodotti dalla Cina che saranno tassati dall’1 settembre, i dazi saranno al 15%” e non più al 10% come finora previsto.

I nuovi dazi cinesi, inclusi nella forchetta del 5-10%, peseranno invece su 5.078 beni Usa, secondo l’Ufficio dei dazi del governo cinese. In aggiunta, le misure al 25% sull’import di auto e al 5% sulle componenti di auto saranno efficaci dal 15 dicembre, dopo la sospensione dello scorso 1 aprile per favorire il dialogo. L’applicazione si articolerà in due fasi: su un primo gruppo di beni, i nuovi dazi saranno del 10% dall’1 settembre, mentre l’aliquota sul secondo gruppo sarà del 5%, effettiva dal 15 dicembre. La risposta cinese è al 10% sugli addizionali 300 miliardi di dollari di beni made in China colpiti in un primo momento dall’1 settembre, con una parte rinviata al 15 dicembre. Negli ultimi giorni, Pechino ha rinnovato l’invito all’amministrazione Usa a “ritrovarsi a metà strada” ed evitare la nuova escalation delle tensioni commerciali e i danni all’economia globale con la minaccia di recessione, che sarà nel weekend all’esame dei leader del G7 in Francia. Un vertice che appare in salita e che il botta e risposta a suon di dazi di Usa e Cina non sembra facilitare.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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