MILANO – Il debito pubblico italiano resta l’osservato speciale delle grandi istituzioni economiche internazionali. L’ultimo richiamo arrriva dal Fondo Monetario Internazionale, con il responsabile del Dipartimento europeo del Fondo, Poul Thomsen, che ha ricordato come sia troppo alto e che per questa serva “un piano credibile nel medio termine”. Thomsen ha sottolineato che il nostro Paese soffre di una “crescita molto bassa da decenni” e continui a mostrare “problemi fondamentali di bassa produttività”. Tra le misure necessarie andare avanti nella riforma del mercato del lavoro e ammodernare la pubblica amministrazione.

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Dubbi sulla traiettoria del debito pubblico sono stati recentemente espressi anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Autorità indipendente dei conti pubblici, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def. In quell’occasione, l’Upb ha rimarcato che “secondo lo scenario programmatico della Nadef il rapporto tra il debito e il PIL dovrebbe seguire, a partire dal 2020, un percorso di stabile e progressiva riduzione che raggiungerebbe il 131,4 per cento nel 2022, oltre 4 punti percentuali di PIL in meno rispetto al picco previsto per il 2019 (135,7 per cento).
Tuttavia – hanno aggiunto dall’Authority di Giuseppe Pisauro – tale dinamica è soggetta a numerosi fattori di rischio”. Ad esempio, ha stimato l’Upb, prendendo le previsioni di crescita dell’Autorità ed eliminando gli introiti da privatizzazioni – che spesso sono stati inferiori alle attese – “il rapporto crescerebbe leggermente nel 2020 per poi cominciare a scendere solo dal 2021. La divergenza tra la traiettoria dello scenario UPB e quello della NADEF sarebbe pari a 2,3 punti percentuali nel 2022. Inoltre, la dinamica discendente del rapporto appare dipendere in maniera determinante dalle attuali condizioni molto favorevoli dei mercati finanziari che permettono di finanziarsi a tassi di interesse storicamente bassi. Un cambiamento in senso meno espansivo della politica monetaria oppure un nuovo aumento del rischio paese produrrebbe pressioni al rialzo dei tassi e metterebbe a rischio il sentiero di discesa del rapporto tra il debito e il Pil”. Per il momento, la Bce sta dando garanzie in questo senso ma già nel recente passato abbiamo visto come l’Italia sia più sensibile degli altri Paesi ai cambi di tono nella dialettica con l’Europa o agli scossoni internazionali.

Un monito, quello del Fondo, che arriva mentre il presidente uscente della Bce Mario Draghi ha messo in guardia sul rallentamento in corso nell’Eurozona. “L’economia dell’area dell’euro si è espansa a un ritmo più lento dall’inizio dello scorso anno, segnando una moderata crescita nel ritmo dell’espansione economica”, ha detto nel suo intervento depositato ai lavori del Fondo monetario internazionale. Quindi ha ribadito il richiamo ai Paesi che hanno margini fiscali a spendere di più.In un contesto di debolezza economica – ha detto -, “i governi con spazio di bilancio che si trovano ad affrontare un rallentamento devono agire in modo efficace e tempestivo. L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area euro deve essere sostanzialmente accelerata”.

Visco: “Bce ha spazio ma attenzione a tassi sotto zero”

Dell’azione della Bce ha parlato anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, intervistato da Bloomberg Tv. Secondo Visco Francoforte ha ancora potenza di fuoco per affrontare eventuali shock derivanti dalla situazione di incertezza sul fronte della crescita. Il numero uno di Via Nazionale ha invece invitato alla cautela sulla possibilità di tagliare i tassi sotto lo zero: “Non incoraggerei troppo questa direzione. Possiamo mantenere una linea molto moderata ma dobbiamo stare attenti ai possibili effetti negativi”.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA



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