ROMA – “Thank you for coming”, e una bella foto di gruppo: la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager appare sorridente su Twitter tra i rappresentanti dei risparmiatori travolti dal crac delle banche venete e del Centro Italia. E comprensiva, anche: “Storie differenti, casi differenti, vittime del misselling da parte di alcune banche italiane”, scrive. Accanto a lei campeggia Luigi Ugone, fondatore della vicentina “Noi che credevamo nella BpVi”, la più agguerrita tra le associazioni degli ex azionisti e obbligazionisti delle banche fallite, insieme al “Coordinamento Don Torta” di Venezia, rappresentato da Andrea Arman. Sono le due associazioni che l’8 aprile a Palazzo Chigi hanno detto no alla proposta del Tesoro del “doppio binario” per gli indennizzi ai risparmiatori truffati (in automatico solo per chi non supera i tetti di reddito e di patrimonio, arbitrato per tutti gli altri). Alcune settimane fa hanno chiesto un incontro con la Vestager, che li ha ricevuti stamattina. Con la piccola delegazione che ha incontrato  la commmissaria Ue c’era anche  Marco Cappellari, presidente di “Amici di CariFe”.
 

Vista dall’ufficio della Vestager la Ue, accusata a lungo di bloccare gli indennizzi ai risparmiatori italiani (accuse arrivate anche da diversi esponenti politici italiani) non sembra più così ostile: “Non ho trovato un muro – dice Ugone – c’è invece molta disponibilità al colloquio”. Trentanove anni, protagonista delle principali battaglie del territorio, da quella contro le multe “selvagge” degli autovelox ai forconi del 2013 (“Sono stato promotore della protesta a Montecchio insieme a un cospicuo gruppo di artigiani e piccoli imprenditori perché stanchi della gestione del governo di allora”, spiega), un metro e 95 di altezza, capelli ricci e un po’ lunghi tenuti da un cerchietto, “impiegato semplicissimo”, come si definisce, ex assessore di Altavilla Vicentina, ma “senza tessera di partito” (in effetti lo hanno corteggiato sia Lega che M5S, ma ha detto di no a entrambi), Ugone ha spiegato alla commissaria perché “il tetto dei 100mila euro per gli indennizzi automatici non è realistico, in questo modo si tagliano fuori molti  piccoli azionisti, considerati i redditi e i risparmi della Regione, i veneti sono abituati a risparmiare da generazioni”.

Contento per aver incassato anche l’apertura del governo italiano (che chiederà a Bruxelles di alzare il tetto patrimoniale a 200mila), Ugone ribadisce che il suo no alla proposta Tria “è sempre stato un no costruttivo”. “Però non è che mi va bene qualunque cosa”, aggiunge subito: “Vedo che c’è volontà di dialogo, penso che si troverà un punto d’incontro”.

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