BERLINO – Il matrimonio dell’anno è fallito. I colloqui per una fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank sono stati interrotti. Alla vigilia delle assemblee di bilancio che per entrambe si sarebbero potute trasformare in un un terremoto, le due maggiori banche tedesche hanno preferito rendere noto in anticipo che l’operazione di bandiera fortemente sponsorizzata dalla politica si è arenata. 

I due amministratori delegati, Christian Sewing (Deutsche) e Martin Zielke (Commerz) hanno concordato una dichiarazione che suona così: “Ha avuto senso esaminare questa opzione di un consolidamento tedesco. Ma per noi era chiaro, sin dall’inizio, che l’operazione avrebbe dovuto migliorare e rendere più stabile il guadagno per i nostri azionisti e ottimizzare i servizi per la nostra clientela”.  
 
La fusione era stata annunciata con allegra spensieratezza dal ministro delle Finanze Olaf Scholz quando nessuno dei vertici ne aveva ancora parlato ufficialmente, a metà marzo. Una mossa non insignificante, da parte dell’azionista che detiene il 15% di Commerz. Nelle concitate settimane di colloqui tra i vertici dei due istituti, il riluttante capo di Deutsche, Sewing, aveva continuato ad esplorare piani alternativi. La fusione avrebbe richiesto, oltretutto, miliardi di ricapitalizzazione o di fondi freschi per non rischiare bocciature delle autorità di sorveglianza.

Significativa la reazione del mercato, che indica quanto fosse un’operazione invisa agli investitori in Deutsche Bank – il cui titolo sale nettamente alla Borsa di Francoforte – mentre l’ormai ex promessa sposa Commerz tratta debole (segui).

Stamane, dopo l’ufficializzazione dell o stop al merger, Scholz ha dichiarato che “queste cooperazioni hanno senso soltanto se economicamente redditizie e se basate su un modello di business solido”. Le due maggiori banche private tedesche hanno entrambe un cost/ratio, un rapporto tra costi e rendimenti, pessimo: oscilla tra 80 (Commerz) e 93 (Deutsche).

In entrambe le banche erano emerse non soltanto le fortissime contrarietà dei sindacati in vista di tagli di almeno 30mila posti di lavoro. Anche alcuni azionisti come il Qatar o il fondo cinese HNA erano ostili. E persino l’autorità di vigilanza, la Bce, aveva fatto capire chiaramente che unire due debolezze non significava creare un’entità solida.
 
Durante la trattativa sono emersi anche gli appetiti di alcuni istituti stranieri per Commerzbank, da Unicredit a Ing. E nei giorni scorsi l’ultimo chiodo nella bara della fusione Deutsche-Commerz è sembrato arrivare dalla Svizzera. Secondo il Financial Times, Deutsche starebbe negoziando da mesi per fondere la società di gestione patrimoniale Dws con la controllata corrisponente di Ubs. Un’opzione che gli analisti più acuti segnalavano già essere incompatibile col matrimonio dell’anno.

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