MILANO – Il decreto Crescita è arrivato all’Aula della Camera, dove il governo ha già annunciato la volontà di porre la fiducia, con un nuovo tema scoppiato all’ordine del giorno. Sul provvedimento, che ad un certo punto sembrava dover tornare in Commissione per alcune correzioni alle coperture, si è scatenata ArcelorMittal, la società che ha rilevato l’Ilva di Taranto. E un altro fronte si è aperto in seno alla maggioranza, quando la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, ha attaccato su una proposta di modifica leghista – poi stralciata – che prevedeva il trasferimento delle competenze sui Fondi per sviluppo e coesione dal suo ministero alle Regioni.

Il caso dell’ex Ilva di Taranto

Il gruppo dell’acciaio ha rilasciato una dura nota con la quale attacca: “Il Decreto Crescita, nella sua formulazione attuale, cancella le tutele legali esistenti quando ArcelorMittal ha accettato di investire nello stabilimento di Taranto. Tutele che è necessario restino in vigore fino a quando non sarà completato il Piano ambientale per evitare di incorrere in responsabilità relative a problematiche che gli attuali gestori non hanno causato”.

Lo stabilimento sta per altro attraversando un momento delicato, vista la recente richiesta di attivare la cassa integrazione. ArcelorMittal ricorda che “lo stabilimento è sotto sequestro dal 2012 e non può essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del Piano ambientale. Il Piano ambientale del 2017 è stato progettato per affrontare problemi di lunga data dello stabilimento di Taranto e per trasformarlo in un impianto siderurgico europeo all’avanguardia, utilizzando le migliori tecnologie disponibili, con un investimento ambientale complessivo di oltre 1,15 miliardi di euro”. Secondo il gruppo, “tutti gli interventi previsti stanno procedendo nel pieno rispetto delle tempistiche”.

Nel mirino c’è in particolo l’articolo 46 del provvedimento, che come ricordano i tecnici della Camera nel dossier di accompagnamento al decreto, “interviene sulla disposizione che esclude la responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente (e dei soggetti da questi delegati) dell’Ilva di Taranto. In particolare, il decreto-legge limita dal punto di vista oggettivo l’esonero da responsabilità alle attività di esecuzione del c.d. piano ambientale escludendo l’impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e individua nel 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dell’esonero da responsabilità”. Su questo punto, ArcelorMittal dice di restare “fiduciosa che venga ripristinata la certezza del diritto nell’interesse dell’intero contesto economico italiano e degli stakeholders, permettendo ad ArcelorMittal Italia di continuare a gestire lo stabilimento e completare il piano di riqualificazione ambientale”.

Lo sfogo di Lezzi

Come si diceva, il fronte pugliese non è l’unico che si è aperto a pochi passi dal traguardo del decreto. Ad accendere una seconda miccia è stata la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, che ha attaccato “l’emendamento al dl Crescita che prevedrebbe di trasferire dal mio dicastero alle Regioni il Fondo sviluppo e coesione, per la programmazione 2021-2027”. L’emendamento, aveva assicurato Lezzi, “non verrà mai votato dai parlementari del Sud del M5s”. Lezzi l’ha bollato come un “atto di totale scorrettezza. Chiunque lo abbia presentato, Lega o non Lega, dovrà chiedere scusa e dare delle spiegazioni”. In ogni caso, la modifica verrà “corretta attraverso il suo stralcio”.

La crescita del decreto

Nelle ultime sedute, il testo è uscito più che raddoppiato con l’aggiunta di oltre 60 articoli, senza contare le modifiche ‘interne’ ai 50 articoli inizialmente proposti dal governo. I temi disparati affrontati nel testo omnibus hanno fatto parlare gli osservatori di una sorta di Manovra, visto che si va dalla manutenzione delle casette dei terremotati ai fornitori di Mercatone Uno fino alla riapertura della rottamazione ter.

Nelle ultime ore il decreto ha imbarcato anche altre ‘micro norme’, come i fondi per gli ospedali pediatrici e per l’adroterapia (proposta di Fi) o la pensione di inabilità concessa a chi si è ammalato dopo l’esposizione all’amianto. Ma anche 5 milioni strutturali per Campione d’Italia. Oltre alle imprese, che incassano la deducibilità piena dell’Imu sui capannoni o il taglio strutturale dei premi Inail ma con un ‘buco’ nel 2022 (quando si tornerà a pagare tariffe piene), è ricco il ‘pacchetto’ bancario. Ci sono le norme per gli indennizzi ai risparmiatori, appunto, ma anche nuovi strumenti per la Consob per dare la caccia ai trader abusivi online e pure un nuovo comitato per promuovere il Fintech. In più sono entrati la proroga per la garanzia dei bond Carige e da ultimo una ciambella di salvataggio per la popolare di Bari, sotto forma di sconto fiscale per le aggregazioni al Sud.

Diversi anche i nuovi bonus: dalla mini-tassa per chi rientra in Italia estesa anche ai calciatori e agli altri sportivi professionisti (si paga sul 50% del reddito, senza extra-sconto per chi trasferisce la residenza al Sud) alla flat tax per attrarre pensionati dall’estero sul ‘modello Portogallo’ estesa da 5 a 9 anni, fino al nuovo bonus assunzioni per i mecenati delle scuole, che non pagheranno i contributi per un anno se assumeranno i diplomati delle superiori che finanzieranno. Spazio infine anche a un nuovo sostegno per le aziende in crisi che si devono rinnovare: si chiama contratto di espansione e sostituisce la vecchia solidarietà espansiva. Le imprese potranno licenziare i più anziani dando (a loro spese) uno scivolo di 5 anni. Potranno anche ridurre l’orario agli altri lavoratori ma in cambio dovranno fare nuove assunzioni.

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