MILANO – Con il via libera definitivo al decreto crescita cambiano anche le norme sui cosiddetto contratti di espansione, lo strumento che permette ai lavoratori di lasciare al lavoro rispetto al raggiungimento dei requisiti anagrafici, attraverso uno scivolo fino a 5 anni, interamente finanziato dall’azienda.

I requisiti

La misura è prevista soltanto per i lavoratori di aziende impegnate in un processo di trasformazione tecnologica e con almeno 1000 dipendenti, che abbiano già maturato i requisiti contributivi minimi, cioè almeno 20 anni di contributi versati, e si trovino a non più di 60 mesi dal raggiungimento dei requisiti anagrafici, cioè all’età pensionabile. L’indennità sarà commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La misura è prevista per il momento soltanto per gli anni 2019 e 2020.

I destinatari

La relazione tecnica del provvedimento indica anche quale potrebbe essere il perimetro di applicazione della norma. In Italia sono infatti presenti 381 aziende sopra i 1000 dipendenti, quindi possibili fruitrici della misura, per un totale di circa 1,1 milioni di lavoratori che ipoteticamente potrebbero beneficiarne.

L’alternativa

Per i lavoratori sprovvisti dei requisiti per accedere al pensionamento anticipato la nuova norma introduce anche la possibilità di ridurre il proprio orario di lavoro,  con riduzione di stipendio, beneficiando però allo stesso tempo di un’integrazione salariale erogata dall’Inps.
 

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