Il documento unico di circolazione, se fosse approvato così com’è, metterebbe in pericolo la privacy degli automobilisti italiani. Il Garante della Privacy ha messo in guardia il Governo, chiedendo di modificare un decreto tecnico ancora in fase di bozza.

La storia del documento unico di circolazione è stata, finora, ricca di ostacoli. Approvato nel 2017, non è ancora operativo. Si tratta di un documento telematico che comprenderà carta di circolazione e certificato di proprietà. L’automobilista dovrà, quindi, chiedere un solo “pezzo di carta” anziché due con risparmio di tempo e di denaro, visto che pagherà 61 euro contro gli attuali 100. Dal 2018, l’introduzione del sospirato documento è slittata al primo gennaio 2020. Il decreto che l’ha istituito è il 98 del 2017, adesso però il Governo sta scrivendo un altro provvedimento che dovrà definire alcuni passaggi tecnici tra il vecchio regime cartaceo e l’ingresso nel mondo digitale.

Ma secondo il Garante della Privacy ci sono ancora delle modifiche da fare. E non sono dettagli. Il nuovo documento non sarà infatti cartaceo ma telematico: la verifica delle informazioni e il rilascio avverranno online, tramite un centro di elaborazione dati gestito dal ministero dei Trasporti. Parliamo di dati sensibili perché, oltre alle generalità del proprietario e alle specifiche del veicolo, bisognerà verificare anche eventuali ipoteche, procedimenti amministrativi (ad esempio il fermo) o giudiziari. Il problema è che questa immensa mole di informazioni (circa 10 milioni di documenti in un anno) passerà per diverse mani prima di finire al Ministero.

Il Garante ha così chiesto al Governo di definire con più precisione quali soggetti gestiranno i nostri dati e chi sarà il responsabile della loro protezione. Non solo. Secondo l’autorità dovranno anche essere regolate “le specifiche misure atte a garantire l’integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento, nonché la qualità dei dati e la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso ai medesimi in caso di incidente fisico o tecnico”.

Significa che il decreto, ad oggi, non fornisce abbastanza garanzie contro attacchi informatici e black-out dei sistemi. Non è chiaro, infatti, se e in che modo i dati degli automobilisti possano essere recuperati.

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