MILANO – La Fed ha tagliato la stima di crescita per gli Usa, abbassato a zero le previsioni di rialzo dei tassi per il 2019 e solo a uno per il prossimo anno e continuato ad assicurare che sarà “prudente” nel muoversi. L’interpretazione del mercato è chiara: il dollaro si indebolisce, i rendimenti dei Treasury scendono con quello decennale che si porta poco sopra il 2,5%.

I futures sull’Europa sono prevalentemente negativi. Questa mattina la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per una festività nazionale, ma in generale gli scambi asiatici sono stati positivi. Ieri sera Wall Street ha chiuso debole con il Dow Jones in calo dello 0,55% e il Nasdaq in lieve rialzo. I listini hanno corso molto dopo l’ultima svolta da “colomba” della Fed, e nonostante le decisioni estremamente concilianti verso i mercati giunte ieri hanno faticato a trovare nuovi spunti al rialzo.

L’euro è come si diceva in lieve rialzo all’avvio del mercato: la moneta unica segna un aumento frazionale dello 0,09% a 1,1423 dollari. In Asia lo yen guadagna terreno a 110,52. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si conferma poco sopra 240 punti base in apertura dei mercati.

Tra gli avvenimenti macroeconomici su cui sono puntati oggi gli occhi degli investitori, il rapporto mensile della Bce, la riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles e l’indice della produzione della Fed di Filadelfia, ma anche l’arrivo del presidente cinese Xi Jinping a Roma.

Il petrolio Wti sale sopra i 60 dollari al barile. Il greggio ha rotto la soglia per poi ritracciare qualcosa e ora passa di mano a 60,19 dollari al barile con un calo di 4 centesimi. Il Brent scambia a 68,58 dollari. Sul mercato si valuta il calo, superiore al previsto, delle scorte Usa e i tagli alla produzione dei paesi Opec. Sempre la Fed – con il calo del dollaro – spiega anche la spinta al prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata sale dello 0,5% a 1319 dollari l’oncia.

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