Il delitto di Finale Emilia, in provincia di Modena, dove ieri il 32enne marocchino Mohammed El Fathi ha ucciso la zia, cinquantenne e connazionale, Hannioui Khaddouj, colpendola con una trentina di coltellate dentro un appartamento in vicolo dei Grigioni, in centro, “è maturato – spiega il procuratore di Modena Lucia Musti – all’interno di una famiglia unita ed in armonia, ben inserita nel contesto sociale”.

Il giovane, che in passato aveva sofferto di problemi psichici, avrebbe avuto un raptus al culmine del quale ha ucciso la zia. A dare l’allarme è stato il figlio 17enne della donna che, rientrando a casa, ha trovato la mamma morta e il cugino con un coltello accanto. A quel punto c’è stata una colluttazione e il ragazzo è riuscito a fuggire e a chiamare i carabinieri.

Il padre e lo zio dell’arrestato – aggiunge il procuratore capo – si “sono sempre adoperati a che il congiunto si sottoponesse alle cure necessarie per fronteggiare la patologia psichiatrica che affliggeva il giovane. Quest’ultimo è sempre stato collaborativo alle cure e non si ravvisa incuria o tanto meno responsabilità in capo al personale medico. Il folle gesto appare senza movente e senza spiegazione”. La procura ha richiesto la convalida dell’arresto. L’udienza di convalida è stata fissata dal gip Andrea Romito per lunedì dentro il carcere di Sant’Anna.



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