NELLA Silicon Valley il mercato è incentrato sui monopoli di fatto e Facebook è il superpredatore in cima alla catena alimentare. Di fronte ai concorrenti, Mark Zuckerberg conosce solo due soluzioni: o li compra (Instagram, WhatsApp) o mutua le loro idee finché non riesce a schiacciarli. Ne sa qualcosa Snapchat, il social network fondato nel 2011 e diventato popolarissimo tra gli adolescenti. Nel 2016 Facebook tentò invano di acquistare la compagnia fondata da Evan Spiegel e, successivamente, ne copiò alcune delle funzionalità di maggiore successo, dalle ‘stories’ ai messaggi che si cancellano. Snap, la holding che controlla la rete sociale, accusò il colpo, tra rovesci in borsa e rilanci falliti, prima di tornare a crescere quest’anno sia in termini di nuovi utenti che di capitalizzazione a Wall Street.

E’ solo un esempio delle tattiche aggressive che Facebook utilizza contro i competitori, concreti o in fieri. Tattiche sulle quali la Federal Trade Commission americana ha avviato ora una vasta indagine antitrust, di fronte alla quale Snap non si è fatta trovare impreparata. Per anni, rivela il Wall Street Journal, i legali della compagnia avevano aggiornato un dossier sulle tecniche utilizzate dall’impero di Zuckerberg per sbaragliare ogni possibile avversario. Emblematico il titolo della raccolta di documenti: ‘Progetto Voldemort’, dal nome del malvagio antagonista di Harry Potter. Secondo il dossier, ad esempio, Instagram avrebbe, tra le altre cose, escluso i contenuti Snapchat dai risultati di ricerca o dai contenuti di tendenza sulla app. Alcuni dirigenti della controllata di Facebook avrebbero addirittura impedito a influencer o altre personalità popolari dal fare riferimento ai loro profili Snapchat, minacciandoli, in caso contrario, di rimuovere l’ambito ‘bollino blu’ dei profili verificati, che in alcuni casi può equivalere alla perdita di contratti da milioni di dollari.

I soggetti che stanno collaborando con la Ftc sono però decine: da fondatori che hanno venduto le loro creature a Facebook per poi abbandonare la nave in polemica con la politica di Zuckerberg a imprenditori costretti a chiudere le loro startup dopo che Facebook le aveva escluse dalla piattaforma. Un esempio è Ashley Madison, il portale di appuntamenti (che salì agli onori delle cronache per un clamoroso furto di dati), al quale è stato impedito di farsi pubblicità su Facebook, che ha successivamente lanciato la propria app per cercare partner. “Facebook ha creato un ambiente nel quale seleziona e sceglie chi vince sulla base dei propri capricci”, ha detto al Wall Street Journal l’ad di Ashley Madison, Paul Keable, “tutto ciò portando avanti nel frattempo i propri prodotti concorrenti”.


“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo Verdelli
ABBONATI A REPUBBLICA



Source link