MILANO – I bonus per incentivare i lavori di efficientamento energetico, dalla sostituzione degli infissi a interventi ben più strutturali sulle case, hanno mosso investimenti per 3,3 miliardi di euro soltanto nel 2018, portando il totale nei dodici anni di vita sopra la quota di 39 miliardi. Non solo un effetto diretto sul comparto, gravemente provato dalla crisi economica e del mercato immobiliare. Ma un dividendo anche per l’ambiente, se è vero che – soltanto l’anno scorso – sono stati fatti lavori che hanno permesso di risparmiare 16 milioni di Megawattora, ovvero il consumo medio annuo di energia elettrica e termine delle famiglie di una città da 2,5 milioni di abitanti. Come se Roma non consumasse nulla, grazie alle migliorie messe in campo.
 

I risultati dell’ecobonus

Sono i risultati che l’Enea ha presentato oggi con i suoi rapporti sull’efficienza energetica e sulle detrazioni fiscali. “Risultati molto positivi si riscontrano anche per altre tipologie di incentivi: sempre nel 2018, il conto termico, destinato principalmente a iniziative per l’efficienza e per le rinnovabili nella Pa, ha registrato un balzo in avanti del 115% con 93 mila richieste totali e un incremento del 90% delle incentivazioni ottenute a 190 milioni di euro; il Programma di Riqualificazione Energetica della PA Centrale PREPAC ha raccolto 100 proposte progettuali per oltre 177 milioni di euro e i cosiddetti certificati bianchi per incentivare l’efficienza nelle imprese hanno comportato minori importazioni di energia elettrica e gas naturale per 14 milioni di MWh, con un risparmio di 400 milioni di euro sulla fattura energetica nazionale”, dice l’agenzia nazionale che si occupa proprio di tecnologie ed energia per lo sviluppo sostenibile.

Quali tipologie di lavori hanno fatto le famiglie? Gli interventi di efficienza energetica sono stati più di 300 mila, con la sostituzione degli infissi (1,2 miliardi di spesa) in cima alla lista. Seguono poi i lavori per coibentare solai e pareti (circa 1 miliardo) e per installare caldaie a condensazione e pompe di calore per il riscaldamento invernale (circa 800 milioni). Circa il 77% degli investimenti (2,56 miliardi di euro su oltre 3,3) riguarda edifici costruiti prima degli anni ’80. In particolare, circa il 35% delle risorse (oltre 1,1 miliardi di euro) è stato destinato all’edilizia anni ’60. Il 36% degli investimenti (oltre 1,2 miliardi di euro) ha riguardato una costruzione isolata (ad esempio una villetta mono o plurifamiliare), mentre più del 50% delle risorse (pari a oltre 1,7 miliardi di euro) ha interessato interventi su edifici in linea e condomìni con più di tre piani fuori terra. Sempre nel 2018, primo anno di monitoraggio del bonus casa (detrazione al 50%) sono stati effettuati 500 mila interventi con un risparmio complessivo di 700 mila MWh.

Il percorso verso gli obiettivi di risparmio energetico 2020

“L’efficienza energetica si conferma come una delle leve più efficaci per ridurre i consumi e la spesa per l’energia di famiglie, imprese e sempre più anche della Pa, un volano di crescita per una filiera industriale fortemente italiana”, ha commentato il presidente dell’Enea Federico Testa. “Come Agenzia Nazionale per l’efficienza energetica l’ENEA è impegnata nel promuovere la diffusione di best practice e l’utilizzo di strumenti come le diagnosi energetiche nelle imprese e l’ecobonus condomìni con la cessione del credito. Il numero crescente di grandi e piccoli player, da Eni a Enel a Snam alle utilities, che offrono servizi incentrati sull’utilizzo dell’ecobonus condomini, dimostra la bontà della nostra intuizione di due anni fa che il Parlamento ha poi saputo recepire”, ha aggiunto Testa.

Proprio l’accelerazione nella riqualificazione degli edifici è per testa l’elemento che “consentirebbe di compiere per un salto di qualità, con ricadute tecnologiche, ambientali, economiche e occupazionali di grande rilievo”. Considerando l’obiettivo di risparmio energetico al 2020 che si è data l’Italia, al 2018 siamo al 67% del percorso. Il residenziale ha già superato il target indicato, l’industria è oltre la metà del percorso (54%), mentre debbono recuperare terreno i trasporti (41,6%) e il terziario, PA compresa (25,6%).

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